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Chernobyl: la serie (parte I)

SPOILER FREE!!!

Piccola premessa doverosa: sto scrivendo questa recensione dopo aver visto la 4ª puntata di 5 totali. L'intenzione era quella di aspettare fino alla fine della serie e scrivervi una recensione globale, ma non ce l'ho fatta...sono rimasta così provata dalla visione di questa quarta puntata che ho dovuto per forza scrivere. Per questo motivo la recensione sarà spezzata in due. Nella prossima parte vi scriverò le mie considerazioni finali e tutti gli aspetti della serie che necessitano di spoiler.


Ma partiamo dall'inizio...


La prima volta che vidi il trailer era più o meno fine aprile, durante una puntata di Game Of Thrones. Sapevo già di dover trovare assolutamente un'alternativa al Trono di Spade, conscia dell'imminente fine ma soprattutto guidata dall'amarezza e dalla delusione che quest'ultimo mi stava regalando...dovevo trovare qualcosa che mi facesse tornare la speranza nelle serie quelle belle, e Chernobyl mi fece fin da subito ben sperare, sembrava promettere bene.


La serie è ideata da Craig Mazin (Scary Movie 3 e 4, Una Notte da Leoni 2 e 3, Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio) e si basa sui racconti degli abitanti di Pripyat raccolti dalla giornalista premio Nobel Svetlana Alexievich nel suo libro "Preghiera per Chernobyl". La regia è affidata a Johan Renck, regista cinematografico e di video musicali svedese (alcuni episodi di Breaking Bad, di The Walking Dead e di Vikings) e nel cast possiamo trovare nomi illustri come Jared Harris (il cattivo di Fringe tra le altre cose), Stellan Skarsgard (Mamma Mia, The Avengers, Thor) ed Emily Watson (Le Onde del Destino, La Teoria del Tutto, Storia di una Ladra di Libri) tra gli altri.

È una miniserie che, come vi ho accennato, conta 5 episodi di circa un'ora l'uno e che racconta del disastro alla centrale nucleare di Chernobyl, Ucraina, avvenuta il 26 aprile 1986.


Il sarcofago, la copertura costruita per evitare la dispersione delle scorie radioattive

Io c'ero. Certo, non ero lì, io ero qui, avevo più o meno 7 anni e mezzo e, nonostante la mia giovane età, l'incidente mi toccò comunque così tanto da rimanere impresso a fuoco nella mia mente.

Era un mondo diverso all'epoca: internet non esisteva e le notizie venivano filtrate solo ed esclusivamente dalla TV o dai giornali, mezzi, a volte, non proprio super partes. Mettiamo sul piatto anche che all'epoca gli "spiegoni", soprattutto quelli scientifici, non erano per niente di moda. Il risultato fu che si creò il panico anche a Perugia, Italia, a quasi 2000 km di distanza.

Mia sorella era nata appena 7 mesi prima dell'incidente e ricordo l'angoscia che si creò nella mia famiglia, soprattutto in mia nonna, perché non si sapeva più cosa darle da mangiare, o cosa mangiare noi. Essendo nata e cresciuta in campagna, la maggior parte delle derrate alimentari che consumavamo in famiglia provenivano dall'orto e dal pollaio, cosa che non poteva più essere a causa di quella nube tossica che stava aleggiando sopra le nostre teste...ma il problema sussisteva anche nei cibi che compravamo al negozio di alimentari perché, ci avevano detto, quella maledetta nube pestilenziale si posava su tutto: allevamenti, fonti d'acqua, mari, fiumi, terra...

Ecco, questo era il clima che si respirava in quel periodo, da due giorni dopo l'incidente (quando ci è arrivata la notizia) e per alcuni mesi a venire...o almeno era questo ciò che percepiva una bambina di 7 anni e mezzo.


Ed esattamente questa è l'atmosfera che aleggia durante tutti gli episodi della serie. Visto l'argomento ci si aspetterebbe una serie drammatica, con lacrime che sgorgano a fiumi e magone esistenziale al seguito...invece no!

La serie è cupa, angosciante, a tratti tendente all'horror. Il termine giusto per alcune delle scene è agghiacciante, non tanto per le immagini che hanno scelto di mostrarci, ovviamente ci sono immagini crude che fanno vedere gli effetti delle radiazioni, ma non sono mai così tanto cruente; le scene agghiaccianti sono quelle che non mostrano l'orrore in sé, ma che ce lo fanno percepire, oppure quelle scene di vita quotidiana, semplici, alcune delle quali anche pittoresche, belle, suggestive, ma appena le vedi, inorridisci perché sai cosa sta succedendo e quali saranno le conseguenze e in cuor tuo vorresti solo avvisare quelle persone ignare di tutto di scappare, di andare via, lontani da quell'orrore imminente...


Pripyat, vista di un palazzo

Questo senso di angoscia e orrore è merito di una sceneggiatura scritta molto, molto bene che ti fa immergere completamente nel film e ti fa rivivere quegli attimi terribili, ti fa immedesimare con gli abitanti di Pripyat, la cittadina di quasi 500.000 abitanti costruita per ospitare i lavoratori della centrale nucleare e che si trova a soli 3 chilometri di distanza da Chernobyl. Bellissimo anche il voice over (la voce fuori campo che narra) che ci accompagna nei primi momenti della serie.


Insieme alla sceneggiatura vanno citati anche altri meriti che ha la serie: una ricostruzione accuratissima della scenografia con una cura maniacale dei dettagli, sembra davvero che sia stata girata negli anni 80. La fotografia ha tinte grigie, scure, cupe che non fanno altro che sottolineare la tragedia ma non solo: anche in quelle scene ambientate in città, di giorno, illuminate dal sole e quindi sicuramente più chiare rispetto alle scene notturne girate all'interno della centrale, il colore predominante è comunque il grigio, non si trovano mai colori luminosi, esattamente come ci si immagina la Russia in quegli anni. La caratterizzazione dei personaggi è stata scritta, e poi interpretata dagli attori, in maniera molto profonda, in modo magistrale; si capisce sempre cosa pensano e cosa stanno provando, come per esempio Jared Harris che ci fa capire in ogni momento il senso di colpa profondo che attanaglia il personaggio di Legasov dall'inizio alla fine della vicenda, e che non lo abbandonerà mai fino a quando non deciderà, due anni dopo, di togliersi la vita (non è uno spoiler, è storia! Anche perchè non so nemmeno io se decideranno di inserire questo epilogo nella serie!!!). Il sonoro! Signori e signore, il sonoro a me è piaciuto veramente tanto! Mai ingombrante, sempre perfettamente adatto alle scene che va a sottolineare; la cosa che più mi ha colpito sono i momenti di silenzio, dove si sentono solo i rumori ambientali in sottofondo e una colonna sonora bassa, cupa, quasi dolorante che accompagna queste scene...da pelle d'oca.



Non è una serie drammatica, come vi dicevo, e non è un documentario, anche se potrebbe sembrare vista la minuziosa ricostruzione della vita nell'Ucraina degli anni '80. Per fortuna non è un documentario, sarebbe stato probabilmente noioso a lungo andare. E' una serie tragica, tendente all'horror, ma pur sempre una serie, con i relativi romanzamenti al seguito. La narrazione infatti, pur essendo, a quanto sembra, molto vicino alla realtà dei fatti (anche perché vi ricordo che è tratta dal libro che raccoglie le testimonianze di chi la tragedia l'ha vissuta in prima persona) non è priva di alcune aggiunte di fantasia per calcare la mano sul significato generale che lo sceneggiatore voleva veicolare. Ci sono quattro inesattezze storiche, derivate da falsi miti che giravano all'epoca, ma non ve ne parlerò oggi, non voglio farvi spoiler e per spiegarvi bene dovrei per forza farvene, quindi rimandiamo la spiegazione al prossimo articolo, che scriverò la prossima settimana, di martedì, appena avrò visto la quinta ed ultima puntata di questa mini serie.


Per il momento vi lascio consigliandovi la visione di Chernobyl perché merita, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista emozionale e poi perché è importante conoscere per non dimenticare e per non ripetere gli errori del passato, mai, soprattutto quando si parla di casi così gravi.


A presto!

La Tata ❤

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