• Vicky

Della scuola e di altri dèmoni

Intervista al prof. R. Balla, docente di italiano, latino, storia e geografia in vari licei romani



Ho conosciuto il prof. R. Balla, non ancora prof., molti anni or sono. Se ne stava seduto a testa in giù su un sofà di pelle marrone, assorto in qualche elucubrazione sul mondo della danza e, molto probabilmente, sulla notissima opera letteraria I miei bagni di Randazza Meloni Melotti. Era caldo e nella sala si aggirava ronzando un robottino aspirapolvere, che sbatteva tra la mobilia come una mosca che non si rassegna all’esistenza del vetro di una finestra.

Ci osservammo, ma non ci parlammo. Quando cominciammo a parlarci, alcuni mesi dopo, trovammo così tanti argomenti, che ancora continuiamo a parlarci.

Il prof. Balla è una persona eclettica ed estroversa, che avrebbe potuto svolgere diverse professioni: dal ballerino all’attore, dal cuoco al rigattiere, dal marinaio al mantenuto, dal pastore all’influencer, dal pilota di Formula 1 al sacerdote, dal guardiacaccia al venditore di tappeti, dal mangiafuoco al lenone. Perciò la prima domanda che gli rivolgo è questa:


1) perché hai scelto di diventare insegnante? O meglio, quando hai capito che non avevi altra scelta?

Avevo più o meno ventiquattro anni, era un afoso giorno di luglio, scendendo i gradini di un arroventato treno pensai: quanto sarebbe bello passare tre mesi di vacanze ogni anno; qual è il mestiere che me lo può far fare? Risposta errata: l’insegnante.


2) Quante volte al giorno rimpiangi di non aver ancora fatto come Claudia Koll?

Ogni minuto che passo in classe.


3) Cosa potrebbe spingere oggi un ragazzo in Italia a intraprendere la tua stessa carriera?

Oggi come oggi credo sia la pia illusione di un “posto fisso”.


4) Cosa significa essere un prof. nel 2019?

Per la maggior parte degli esseri viventi italiani significa perpetuare una strana razza di sfigati, soprattutto se come me insegni lettere, sei quello che non sa fare altro o che non potrà fare altro. Mentre sei più figo se insegni informatica (anche se risulti sempre un babbeo perché avresti potuto fare di meglio). Che significa essere prof. nel 2019? Significa essere molto molto molto fantasiosi, qualità che gli sfigati non possono permettersi.


5) Vantaggi e svantaggi dell’essere prof.

Vantaggi… un posto fisso fino ad un’utopica pensione, una crescita morale grazie al continuo contatto con le nuove generazioni, ovviamente lo ribadisco ad alta voce tre mesi di ferie in estate da passare sotto l’ombrellone (se tutto questo fosse vero ah!).

Svantaggi… un interminabile iter costellato da 250 master per acquisire 3 punti in graduatorie galattiche, lottare quotidianamente con minimo 70 ragazzini in preda alle loro turbe mentali ed ormonali, passare quel mese di vacanza estivo a riprendersi dallo stress che i genitori ti hanno riversato contro per un anno intero.


6) Tre mesi di vacanze estive. Ti senti un privilegiato?

Assolutamente sì, ma rivendico con orgoglio che quei mesi sono pochi, insegnare significa spesso educare e accompagnare il ragazzo in una fase delicata della sua esistenza. Spesso penso che passo più tempo io con i ragazzi che i loro genitori. Dunque, dovremmo avere per riprenderci non solo più ferie ma: degli sconti nelle migliori SPA, un’auto statale che mi riporti a casa quando ci sono gli scioperi dei mezzi pubblici, uno stipendio più alto oppure per essere più realistici basterebbe avere un ufficio personale a scuola.


7) Insegnare/educare: sono due cose che vanno di pari passo?

Ovvio.


8) Come sono cambiati i rapporti tra genitori, studenti e insegnanti da quando andavi a scuola tu?

La presenza dei genitori a scuola è ormai invasiva, credo fermamente che leda la psiche dei ragazzi. I genitori devono restare fuori dalla scuola, la scuola dovrebbe mettere alla prova l’adolescente e lui se la deve cavare. Quindi sì, i rapporti sono cambiati eccome, oggi arrivano i genitori che non capiscono perché loro figlio abbia preso un’insufficienza in Storia (ovviamente una materia che basta studiare e non capire, poi escono i risultati INVALSI e tutti si scandalizzano perché i giovani non comprendono un testo scritto, a volte neanche orale). Ovviamente se il ragazzo ha preso l’insufficienza arriva la mamma o il papà, i quali devono farti capire che la colpa è tua. Ma la situazione divertente è la loro giustificazione: ha studiato fino a mezzanotte con me e sapeva tutto. Mi viene sempre da pensare: 1) lei quanto aveva in Storia? 2) Perché un ragazzino si deve ridurre a studiare storia fino a mezzanotte? 3) È tanto complicato capire che ripetere storia davanti a un parente possa essere leggermente diverso che ripeterla sotto interrogatorio dell’insegnate e difronte ad altri 28, 29, 30 ragazzi? 4) Se ha ripetuto fino a mezzanotte invece di dormire o fare altro magari un po’ di quella che in termini sessuali si chiama "ansia da prestazione" gli è salita su.

In conclusione, fuori i genitori dalla scuola. Anche perché quando i figli fanno azioni pseudo nefande sono i primi che ti querelano per diffamazione, se solo cerchi vagamente di farglielo capire.


9) Quali sono le aspettative dei genitori e della società nei confronti dei docenti e dei ragazzi?

I docenti dovrebbero per scienza infusa trasmettere tutto il loro sapere, sempre che ci considerino dòtti, ai loro figli. I figli ormai sono tutti delle grandi super star, dunque i genitori non hanno aspettative perché già sanno che i loro ragazzi hanno sfondato.


10) Cosa elimineresti e cosa manterresti del sistema scolastico che hai conosciuto, quando ti trovavi dall’altra parte della cattedra?

Innanzitutto, manterrei la pedana sotto la cattedra, sembra una scemenza ma non lo è. Eliminerei i pregiudizi e le raccomandazioni.


11) Ginocchia sui ceci o pizza insieme? Pedagogia repressiva o costruttiva?

Né ceci né pizza, entrambe sbagliate.


12) Gite d-istruzione. Servono ancora?

Certo, una l’anno.


13) Cinese e statistica invece di greco e latino. Quali materie sono ancora attuali, quali no?

Tutte sono materie attuali se servono a crescere interiormente. Non comprendo la statistica dunque non la giudico, ma oggi sicuramente è redditizia. Lo studio delle lingue, che siano vive o “morte”, è sempre un viaggio dentro un’altra cultura.


14) Quanto conta oggi l’istruzione scolastica? C’è ancora spazio per gli umanisti?

Domanda di riserva grazie?


15) Quale percorso consiglieresti di intraprendere a uno scolaro di terza media?

Quello che più è consono alle sue capacità e aspirazioni.


16) Fatti una domanda intelligente, datti una risposta stupida e viceversa.

Questa è complicata…

Perché leggere un libro importante tipo Ecce Homo? Per non sentire le scemenze della tizia seduta accanto a te in metro.

Ti piace la mozzarella di bufala sulla pizza? No, perché rigetta durante la cottura tutto il latte (che è divino quando la mangi cruda) rendendo la base della piazza una sorta di poltiglia. Ergo distruggi due delizie con una sola cartuccia sparata a salve.


17) Cosa ti aspetti di sentire dai tuoi allievi quando li interroghi o di leggere quando correggi i loro temi?

Niente di emozionante, almeno quando arriva è una bella sorpresa.


18) Uno degli errori più “succulenti”.

D’Annunzio poeta WATER (e non è uno scherzo).


19) Quali opere e quali personaggi letterari parlano ancora ai ragazzi e perché?

Non so il perché, o meglio sì, la crudezza e la ferocia di Verga colpisce ancora i ragazzi.


20) Sei politico a tutti?

Sempre almeno niente ricorsi. Scherzetto ahahahahahahah.


21) Eterni scontri generazionali. Ti senti meno preparato dei tuoi professori?

Non credo che i professori di oggi, non solo io ma anche i miei colleghi, siano più preparati e più motivati di quelli che hanno insegnato a me.


22) Pierino o Gian Burrasca?

Pierino.


23) Don Rodrigo o Voldemort?

Voldemort.


24) Concludi questa intervista con una citazione.

“Non sputare in cielo che in faccia ti ricade”.

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