• Vicky

Il cielo estivo e i suoi oggetti


Articolo scritto in collaborazione col Gruppo Astrofili Monte Subasio (GAMS)


In estate ci piace far tardi la sera e godere della frescura notturna, aspettando la rugiada mattutina. Seduti davanti casa, passeggiando sul lungomare, bevendo una birra cogli amici, alziamo gli occhi per osservare le stelle perdersi nel buio di un cielo sereno.


Se siamo in montagna o in un luogo lontano da centri popolosi possiamo vedere la Via Lattea, una striscia nebulosa corrispondente a un braccio della nostra Galassia, che i giapponesi chiamano Amanogawa, ovvero “fiume del paradiso”.

Secondo la mitologia classica la Via Lattea sarebbe uno schizzo di latte, uscito dal seno di Era (Giunone), agguantato troppo energicamente da un già forzuto Eracle (Ercole) in fasce. La parabola tracciata dalle gocce di latte si è poi trasformata nella strada che conduce al palazzo di Zeus (Giove) e di sua sorella Era.

Dal punto di vista astronomico, la Via Lattea deve il suo colore biancastro alla densità di stelle e oggetti luminosi che si concentrano in questa area. Il Sistema solare, e quindi anche il pianeta Terra, si trovano in una zona periferica della Galassia, che noi non riusciamo ad osservare interamente perché vi siamo immersi. È un po’ come se la Galassia fosse il nostro corpo: non riusciamo da soli a vederlo interamente, ma solo in alcune sue parti.


La Via Lattea sembra scaturire dal polo celeste per precipitare nell’emisfero australe in corrispondenza del Sagittario, costellazione zodiacale che, a causa della sua forma e della sua posizione, assomiglia ad una teiera, da cui esce un fumo bianco di stelle. La costellazione contiene il centro galattico e per questo anche molti ammassi aperti o globulari e svariate nebulose.


Max Ernst, Pleiades (1921), da: <https://www.max-ernst.com/pleiades.jsp>

Un ammasso è oggetto molto antico, composto da un gruppo di stelle di colore giallo o rosso. A seconda della concentrazione degli astri che li compongono vengono definiti “aperti” o “globulari”. Quelli aperti si trovano solamente all’interno del disco galattico e sono composti da poche stelle, unite ancora gravitazionalmente tra di loro.

Le Pleiadi (M45) sono un ammasso aperto visibile a occhio nudo nella costellazione del Toro, formato da sette stelle principali che hanno il nome delle figlie di Atlante e Pleione, da sempre fonte di ispirazione di poeti e artisti dai tragici alessandrini del III sec. a Max Ernst, passando per La Pléiade francese.


Un ammasso globulare è caratterizzato da un’alta concentrazione di stelle nella parte centrale. L’ammasso globulare più celebre in assoluto è M13 nella costellazione di Ercole, visibile anche ad occhio nudo. Nel 1974 fu inviato dal radiotelescopio di Arecibo (Porto Rico) un messaggio in codice verso questo ammasso, cercando simbolicamente di stabilire un dialogo con altri abitanti dell’universo.


Pilastri della Creazione dal sito di Hubble: <https://hubblesite.org>

Diversamente dagli ammassi, le nebulose non sono gruppi di stelle, ma strutture legate alla nascita o alla morte di un singolo astro. Le nebulose a riflessione sono colossali nubi di polveri, all’interno delle quali si formano le stelle. M16 (o Nebulosa Aquila), ad esempio, è una vera e propria fucina di protostelle, ancora solo a livello teorico associate alle zone più scure dei cosiddetti “Pilastri della Creazione”, vertiginose colonne di gas e polveri, fotografate dal telescopio spaziale Hubble nel 1995 in uno dei suoi scatti più suggestivi.


Se le nebulose a riflessione sono la culla delle stelle, le nebulose planetarie ne sono la bara. Le planetarie sono, infatti, i residui dell’esplosione di astro. I metalli e i gas liberati durante l’esplosione tendono a ricompattarsi in una stellina centrale ben più piccola di quella originaria, ma dalla gravità immensa, che illumina i materiali residui circostanti. M57 sulla Lira rappresenta perfettamente una planetaria: un anello di polveri e altri materiali stellari resi visibili dalla luce di una nana bianca in posizione centrale.


Chiariti questi termini tecnici, andiamo ad osservare il cielo estivo. Partendo dal polo celeste all’origine della Via Lattea troviamo la "W" di Cassiopea, regina etiope che con la sua superbia scatenò l’ira degli dèi, che si sarebbe placata solo col sacrificio della figlia Andromeda.


La povera principessa Andromeda si trova tra la costellazione dedicata a sua madre e il cosiddetto “Quadrato di Pegaso”, ovvero le quattro stelle principali della costellazione che raffigura il cavallo alato della mitologia greca. Andromeda si presenta come formata da due binari di stelle leggermente divergenti, che partono da Alpheraz (o Sirrah) e si protendono verso Cassiopea. Tra Andromeda e Pegaso si trova M31. Questa galassia è l’unica alla quale la nostra Galassia si sta avvicinando. Gli astronomi sono del parere che tra milioni e milioni di anni finiremo col fonderci insieme a questo oggetto. M31 è così “vicina” da essere l’unica galassia visibile a occhio nudo. Attraverso un binocolo anche non professionale appare come un batuffoletto biancastro.


Pegaso rappresenta la cavalcatura di Perseo, che salvò Andromeda dal mostro marino Cetus, inviato dagli dèi per punire Cassiopea. La costellazione di per sé non offre molto da vedere, ma contiene un oggetto, ormai da anni al centro di una diatriba sui quasar e sulle distanze astronomiche: il Quintetto di Stephan, ovvero un gruppo di cinque galassie visibili solo con strumenti adatti, che ufficialmente si trovano molto distanti l’una dall’altra, anche se Halton Arp (1927-2013) non la pensava proprio così…


Risalendo verso le zenit, cioè verso il punto che ci appare più alto nel cielo, incontriamo un asterismo chiamato “Triangolo estivo” formato da tre costellazioni: la Lira, l’Aquila e il Cigno.


Nella Lira, che rappresenta lo strumento suonato dal cantore Orfeo, si trova Vega, l'astro più luminoso del nostro emisfero, distante da noi 27 anni luce.

Il Cigno è una costellazione a forma di croce, per questo detta anche “Croce del nord”, immersa nella Via Lattea e per questo ricca di nebulose come la Velo e la Nordamerica. L’occhio dell’animale è rappresentato da Albireo, una stella doppia formata da una gigante rossa e da un astro blu del tipo di Vega.

L’Aquila chiude il Triangolo estivo, che racchiude in sé la piccola costellazione del Delfino a forma di aquilone.

Ricapitolando, partendo da est verso ovest incontrerete le seguenti costellazioni estive: Cigno, Lira, Ercole, Corona boreale e Bootes, che con la sua stella Arturo rappresenta il guardiano del polo celeste.


Giove si trova attualmente vicino allo Scorpione, Saturno è sul Sagittario, mentre Plutone si trova tra il Sagittario e il Capricorno. L’osservazione di Saturno è sempre consigliabile, perché grazie ai suoi anelli è senza dubbio il pianeta più piacevole da puntare con un binocolo o con un telescopio. Anche Giove, il gigante del Sistema solare, si presta bene all'osservazione con uno strumento. Senza grande difficoltà si può, infatti, distinguere la sua Grande macchia rossa, che altro non è che l’occhio di una per noi apocalittica tempesta anticiclonica.


Per quanto riguarda Plutone, anni fa si è svolto un dibattito sul continuare a considerarlo un pianeta o declassarlo al livello di un asteroide, date le sue modeste dimensioni. Esso si trova nella Fascia di Kuiper, una regione del Sistema solare che si estende dall'orbita di Nettuno ed è “abitata” da tanti piccoli oggetti, che portano i nomi di divinità appartenenti a diversi pantheon, come Eris (dea greca della discordia), Varuna (una delle maggiori divinità vediche), Quaoar (divinità dei tongva, nativi americani), Sedna (dea del mare degli inuit) e Haumea (divinità hawaiiana della fertilità).

Ma non illudevi, questi oggetti sono praticamente invisibili! Snobbati in passato dagli astronomi, sono nel tempo sempre più stati osservati dagli studiosi, che per ora ne hanno catalogati circa 300.000.


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