• Vicky

Ildegarda e l’ortica



Già nel medioevo Ildegarda di Bingen aveva potuto constatare le svariate proprietà terapeutiche dell’ortica, pianta molto efficace non solo contro artrite e gotta. Le sue foglie sono, infatti, ricche di minerali quali il calcio, il silicio, il fosforo, il magnesio, il manganese e il potassio, che svolgono insieme alle vitamine A, C e K un’azione ricostituente, alcalinizzante e drenante, utile per depurare l’organismo.

Inoltre, dato che l’ortica è ricca di ferro, si possono preparare con le sue foglie infusi e decotti, che aiutano in caso di anemia e di ciclo abbondante.


La pianta, come sappiamo tutti fin da piccoli, è irritante, o meglio urticante, aggettivo che non a caso deriva dalla parola “ortica”. Per questa ragione bisogna stare attenti nel raccoglierla. C’è chi ci riesce semplicemente con le mani senza usare i guanti, appoggiando le dita sulla foglia seguendo la direzione dei piccoli peli che la ricoprono. Io lo ammetto, ci ho provato diverse volte con esiti disastrosi, ragion per cui uso sempre i guanti.


L’infuso di ortica ha un sapore salino, gradevole e dissetante. Ancora più buona è l’ortica insieme alle uova in una frittata, nel risotto, nelle polpette o nel ripieno della pasta fatta in casa, perché, una volta cotta, essa è innocua, ma gustosa.


Cosa ne pensava Ildegarda dell’ortica e dei suoi svariati usi? Per prima cosa che non doveva mai e poi mai essere consumata cruda. La mistica tedesca era in generale contraria ai prodotti raw: bandite insalate, insalatone, müsli e via dicendo, tutti cibi non adatti a favorire il processo digestivo. Naturalmente, visto che nel medioevo non si aveva spesso a disposizione acqua pulita, non si poteva essere sicuri di aver lavato bene frutta e verdura, e per tanto era meglio evitare di mangiarle crude, anche dopo averle sottoposte ad una lunga marinatura. In questo Ildegarda era figlia del suo tempo. Ciò che ella aveva di gran lunga anticipato era, invece, l’impiego dell'ortica, considerata negativamente come infestante, per purificare il sangue e lenire la gastrite.


Da questa pianta, le cui foglie si possono raccogliere da maggio a luglio, Ildegarda ricavava una polvere da mescolare ad altri ingredienti per realizzare una omelette di spinaci, adatta ad essere consumata il Giovedì santo. I germogli dell’ortica potevano anche essere cotti come gli spinaci per accompagnare altre pietanze.

Un olio a base di ortica era perfetto, secondo la religiosa naturopata, ad aiutare chi stesse perdendo la memoria e fosse ancora in grado di rendersene conto. Con questo liquido a base di ortica e olio d’oliva dovevano essere massaggiate tempie e petto prima di coricarsi.

Contro i parassiti intestinali si poteva realizzare un medicamento a base di ortica, verbasco, foglie di noce, aceto e molto miele, che oggi non viene più considerato come particolarmente efficace per gli esseri umani. Le proprietà antiparassitarie dell’ortica sono attualmente apprezzate soprattutto dai giardinieri, che attraverso un macerato sfruttano a pieno il contenuto di acido salicilico e formico della pianta per combattere ospiti indesiderati, nonché le sue sostanze nutritive come fertilizzante.

Infine, Ildegarda consigliava di assumere succo di ortica per curare problemi legati alle vene e alla circolazione come flebiti e trombosi.


Recentemente alcune moderne seguaci della monaca benedettina, le dottoresse Schweiger e Kammerer, hanno sviluppato una mistura capace di ravvivare il cuoio e rinforzare i capelli. Gli ingredienti per realizzarla in casa sono 30 ml di tintura di ortica, 40 ml di acqua di rose, 75 ml di acqua distillata e 15 ml di alcool etilico (90%). Il silicio contenuto nell’ortica così come nell'equiseto ha, infatti, la capacità di rafforzare pelle, unghie e capelli.

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