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  • La Tata

Kate. (Un racconto di Valeria Manconi)



Il sole entra ancora forte dalla finestra. Avrò dormito un paio d'ore. In casa si sente un silenzio assordante. Decido di alzarmi per mangiare qualche croccantino come spuntino. Inarco la schiena, mi siedo un attimo sul bracciolo del divano. Kate dorme lontano da me, acciambellata vicino ad un cuscino. Questo nuovo divano è enorme, potrebbe ospitare circa venti gatti sdraiati comodi. Cammino adagio in punta di zampette sulla spalliera e arrivo da Kate. Apre piano gli occhi, l'azzurro profondo risalta sul pelo grigio. Si solleva adagio. Le sue zampette sono sottili e lunghe, di un bel grigio scuro. La coda è fine, la tende all'insù mentre si stiracchia. Sbadigliando mi dice: “Hey Fiamma! Come va? Hai dormito bene?“ la sua voce è flautata. “Abbastanza! Vado a mangiare qualcosa, vieni con me?“ rispondo “No, credo che andrò un po' fuori, nel terrazzo!“

D'improvviso salta dal divano, sembra caricata come una molla. Cammina con il mento in su fino alla porta del terrazzo, le zampette una davanti all'altra, elegante e delicata. E' arrivata a casa da poco, la mamma l'ha presa dal rifugio.


Era stata recuperata in una fredda notte, abbandonata in un'aiuola sotto la pioggia. Aspettava due cuccioletti. Era debole e impaurita, fu salvata per un pelo. Le signore del rifugio la portarono al riparo appena in tempo. Ora passava le giornate sulle gambe della mia famiglia umana non appena si sedevano da qualche parte, tra fusa e coccole.

Inizio a gustare piano questi buonissimi croccantini, uno alla volta. Dopo anni da randagia non mi restano più molti denti, solo i canini, prendo quindi un croccantino tra le labbra e lo faccio passare nel buco, per poi gustarlo piano piano.


Tutta la mia famiglia sta scendendo da noi: la mia sorellina più piccola Anna che mangia tantissimi latticini; la mia sorella umana più grande che mi prende in braccio in continuazione; infine la mia mamma, tutta spettinata e assonnata. Si siedono sul divano e accendono la televisione. Sono incantate a guardare quella grossa scatola rumorosa. Mi lecco le zampine e le passo sul muso per pulirmi dalle briciole dei croccantini. Il sole è caldo ed entra scultorio dalla finestra dividendo con i suoi raggi la sala dalla cucina. Tutto sembra muoversi dolcemente e lentamente. Nessun rumore né fuori né dentro, solo un cronista alla tv, che consiglia di non uscire durante queste ore calde.


Un boato improvviso spezza quel silenzio rimbombante. Kate entra come un fulmine nella stanza, urta il tavolino del salotto che inizia a traballare e poi cade a terra con un tonfo. Sfreccia sul tappeto del salotto che si arriccia sotto i suoi passi, appallottolandosi in un angolo vicino al divano. Passa sotto il tavolo rovesciando un paio di sedie. Slitta infine e frena sul tappeto sotto la cucina. Tutte la osserviamo con il cuore che batte forte, come se un tornado fosse appena entrato in casa. Si siede sul pavimento stringendo qualcosa tra i denti. E' un grosso piccione stretto nella sua morsa. La testa è rovesciata verso il basso, muove piano le ali, con le zampe sottili che penzolano, abbassa il collo cercando di liberarsi.

Incrocio per un attimo lo sguardo di Kate, gli occhi sono neri e tenebrosi. Sento il sangue raggelarsi. La mamma si mette in piedi sul divano e gridando intima Kate di posare il piccione. Le bimbe urlano spaventate. Kate resta immobile, come se fosse in trans, solleva il labbro superiore mostrando i denti e stringe forte le mascelle, spezzando in un momento il collo del piccione che smette di sbattere le ali e si accascia. La mamma urla forte un “nooo”! Le bimbe si coprono il viso spaventate. Io la guardo terrorizzata. Con gli occhi ancora neri e persi nel vuoto, allunga il collo verso il pavimento e appoggia piano il piccione a terra. Senza guardarlo neanche inizia a staccargli le piume, le prende ad una ad una tra i denti e le stacca con un colpo secco del collo. La mamma a quel punto si butta dal divano con tanta foga e si precipita verso Kate. Mentre si avvicina sempre di più e le bimbe urlano più forte che mai, Kate si risveglia dalla trans, gli occhi ritornano azzurri e profondi. Vede la mamma arrivare e si nasconde sotto il tavolo. Il piccione è morto, lo solleva tra le mani con un filo di tristezza nello sguardo. Kate è affranta sotto il tavolo.


Mi avvicino a lei piano piano, ha iniziato a piangere e con la vocina sottile mi chiede : ”Oh dio Fiamma. che cosa ho fatto? Cosa mi è successo?” Rispondo ancora sconvolta: “Sembravi come in trans. Non eri tu. Cos'è successo fuori nel terrazzo?” Incomincia piano: ”Ricordo che stavo appollaiata sul davanzale del terrazzo, avevo gli occhi chiusi con il muso rivolto al sole, assaporavo il calore che mi scaldava fino in fondo, quando ad un tratto ho sentito un tubare vicino alle mie orecchie e un forte sbattere di ali. Sentivo la brezza leggera che passava in mezzo alle piume di quel piccione che svolazzava vicino a me, sempre più vicino. Poi...” si ferma un attimo con lo sguardo nel vuoto, dopo qualche secondo si rivolge di nuovo a me, dicendo : “non ricordo più niente. Fiamma cosa mi sarà successo?“ Mi guarda preoccupata e confusa. Le lecco un attimo il viso e provo a parlarle dolcemente : “Tranquilla, ora sei al sicuro, non hai più bisogno di cacciare.” Lei mi guarda un po' affranta, rivolge lo sguardo verso le mamma che, dopo aver messo il piccione in una busta, si è seduta di nuovo sul divano un po' triste. Camminando dolcemente va verso di lei e con un balzo silenzioso, si siede sulle sue gambe cercando di consolarla. Lei guarda Kate dolcemente e le accarezza la nuca. In un attimo ritorna la pace e tutto si acquieta.


Ancora un grazie di cuore a Valeria Manconi per questo nuovo racconto delle avventure di Fiamma e dei suoi a-mici.

Vi ricordo che Fiamma ha una sua pagina FB, che trovate QUI, così potrete seguirla sempre! Se volete acquistare il suo libro "Una gatta di nome Fiamma" lo potrete trovare ai seguenti link:

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LA FELTRINELLI


P.S.: Ma quanto è bella Kate? 😍

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