• Vicky

L'arcano incantatore (film horror/fantastico, 1996)



"Rosa di rose e fiore più di fiori, donna di donne, signora di signore."



Bozzetto della scenografia della torre biblioteca da: movieplayer.it

In questi giorni, più precisamente a partire da oggi, 22 agosto 2019, esce nelle sale italiane il nuovo film di Pupi Avati Il Signor Diavolo con Lino Capolicchio, già protagonista de La casa con le finestre che ridono dello stesso Avati. Purtroppo, non avendo ancora trovato un cinema che lo proietti qui dove mi trovo, dovrò accontentarmi di guardarlo un giorno a casa, non appena sarà disponibile il dvd.


Per consolarmi ho deciso di guardare L'arcano incantatore, una "fola esoterica delle nostre campagne" che inseguo ormai da anni. Quando uscì nelle sale ero una bambina di circa otto anni e nessuno voleva portarmi a vedere "una storia di fantasmi". Dopo molto tempo ho potuto finalmente constatare come questo film soddisfi appieno le mie aspettative. L'atmosfera, di cui la pellicola vive, deriva dalla combinazione di elementi diversi: dalla bella scenografia di Giuseppe Pirrotta agli esterni e interni piuttosto cupi fino all'uso di un italiano datato, con delle espressioni gustosissime come "alicette alla moda di Bari".


Ma di cosa parla in sintesi L'arcano incantatore?

Anno Domini 1750. Il seminarista Giacomo Vigetti (Stefano Dionisi) è costretto a fuggire dalla città dello Stato Pontificio Bologna per evitare la condanna dopo aver messo in cinta una giovane impagliatrice di sedie ed averla poi costretta all'aborto. Il nome di questo personaggio sembra sia quello del nonno di Pupi Avati, che godeva della fama di donnaiolo. Non proprio chiaro è se il personaggio del monsignore (Carlo Cecchi), presso il quale Giacomo trova rifugio e svolge la mansione di scritturale (segretario), sia ispirato a un tale Achille Ropa Sanuti, uno spretato dedito alla necromanzia, esiliato fra i monti dell'Appennino. Giacomo viene aiutato da una misteriosa signora che, nascosta dietro un paravento dipinto, gli offre il suo aiuto in cambio di un pegno, ovvero il cilicio della madre defunta.

Stefano Dionisi nella parte di Giacomo Vigetti, da: tg24.sky.it

A Medelana, nell'appennino bolognese, l'ex seminarista giunge per svolgere le mansioni del defunto Nerio, un personaggio dalla fama sinistra, ex bracciere a Bologna e già aiutante di monsignore.

Qui, nella biblioteca-labirinto dello spretato, conosciuto anche come "l'Arcano incantatore", Giacomo si presta ad esperimenti esoterici, abbandonando via via la sua paura circa il soprannaturale e addentrandosi sempre più in un cammino iniziatico.

Mio marito, guardando il film, ha pensato a Krabat di Otfried Preußler, conosciuto in Italia col titolo Il mulino dei dodici corvi, un racconto per bambini in cui il giovane protagonista Krabat è iniziato alla arti magiche in un oscuro mulino durante della Grande guerra del Nord (1700-1721).

Carlo Cecchi nella parte di monsignore, da: ww2.gomovies.so

Il finale, che non spoilero, riserva sorprese e assume sfumature gialle e noir.

Il film, girato in quel di Todi, è un bel racconto gotico riuscito, anche se alcuni ne criticano il carattere soporifero e piuttosto piatto, data l'assenza di veri e propri colpi di scena prima del gran finale. A mio parere il film non stucca, ma al contario lascia lo spettatore meravigliato e affascinato, non fa vedere troppo, ma gioca molto con luci e ombre, dando risalto al buio. Il cast è azzeccato, sebbene sia stato anch'esso oggetto di critiche. L'arcano incantatore, pur parlando di magia e occulto, resta concreto e asciutto, non scadendo in inutili barocchismi. Anche la musica di Pino Donaggio si integra bene con le immagini, sottolineando drammaticamente i passaggi chiave della storia.


Peccato che i dvd dei film di Avati che posseggo siano veramente di pessima qualità. Dispiace anche che non vi siano sottotitoli né in italiano né in altre lingue. Proprio perché ne L'arcano incantatore la lingua svolge un ruolo importante, sarebbe stato utile inserire dei sottotitoli, soprattutto perché l'audio lascia piuttosto a desiderare. Il dvd de La casa con le finestre che ridono è ancora peggio, a mala pena si riescono a comprendere i dialoghi, e questo dispiace perché l'horror fantastico di Avati sarebbe un prodotto di qualità da esportare!

Quasi, anzi, direi del tutto introvabile è un cofanetto con la miniserie Voci notturne, un thriller esoterico, che mi piacerebbe vedere per intero. Se qualcuno di voi ne sapesse qualcosa, si faccia vivo per favore!

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