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Man: la storia dell’eremita dal cuore spezzato



© Victoria Sterling

Il cammino di Santiago è un sogno e un’aspirazione. Il percorso da Roncisvalle fino al sepolcro dell’apostolo Giacomo in Galizia è un viaggio esteriore attraverso la Spagna e un viaggio interiore attraverso la Via Lattea da Cassiopea fino al Sagittario, fino al “campo della stella” (Compostela), come ricorda il film di Luis Buñuel La via lattea (1969).

Questi viaggi paralleli non si concludono per molti con la visita della basilica dedicata al santo. Alcuni pellegrini che arrivano stremati a Santiago, dopo aver percorso 790 km a piedi, a cavallo o in bicicletta, intraprendono un altro cammino fino a Capo Fisterra (o Finisterre), spingendosi fino alla “fine del mondo”. Da Finisterre si può poi risalire l’estremo occidente spagnolo fino alla città di Muxía lungo la Costa da Morte (galiziano per Costa de la Muerte). Questa zona geografica dal nome suggestivo quanto sinistro, che sembra uscire fuori dalle pagine di qualche antico libro di racconti marinareschi, evoca allo stesso tempo le forze incontrollabili della natura di Melville, le disavventure del Robinson Crusoe deofoeniano e gli occhi sfavillanti del vecchio marinaio di Coleridge.


La presenza di scogli insidiosi nascosti sotto le acque dell’Atlantico in corrispondenza della costa e l’improvvisa formazione di banchi di nebbia ha causato nel tempo innumerevoli naufragi con centinaia e centinaia di vittime, soprattutto di nazionalità inglese.

Il primo ad aver citato il nome “Costa da Morte” sembra essere stato lo scrittore galiziano Eugenio Carré Aldao (La Coruña, 1859-1932) sulla base di una leggenda del XVI secolo, che drammaticamente denotava l’impraticabilità e la pericolosità della zona. I marinai britannici ritenevano da sempre questo tratto della costa galiziana come il più pericoloso in assoluto.


Nel 1870 la nave inglese HMS Captain colò a picco durante una manovra poco lontano da Cabo Finisterre. Il mare in tempesta inghiottì la nave corazzata insieme al suo equipaggio, composto da 474 uomini. Solo 18 sopravvissero alla disgrazia.


Immagine tratta da: <http://rutadelosnaufragios.com/?event=serpent&lang=en>

Nel 1890 fu la volta della HMS Serpent. Dei suoi 172 ufficiali e marinai solo tre sopravvissero alla tragedia e poterono riconoscere le salme dei loro sfortunati compagni, oggi sepolti in un solitario cimitero a Camariñas. Da questa cittadina in provincia de La Coruña si può continuare a piedi in direzione nord-ovest per raggiungere, dopo tre o quattro ore, la frazione di Camelle, dove si trova un museo molto particolare, dedicato al cosiddetto “Alemán”, conosciuto anche come “Man”.


Man, al secolo Manfred Gnädinger (Böhringen, Germania, 1936 - Camelle, 2002), giunse nel piccolo villaggio di pescatori Camelle nel 1962. Chi ebbe a che fare con lui lo descrisse come ben vestito, cólto e di buone maniere. Si dice che si innamorò della maestra del paese, che però non ricambiò mai i suoi sentimenti. Il rifiuto della donna sembra aver influenzato radicalmente la vita di Manfred, che nel giro di due anni, dopo essersi documentato e aver letto opere sull’ambiente e sull’ecologia, scelse la solitudine, costruì una capanna sulla spiaggia di fronte all’oceano e iniziò a plasmare il “suo eden di fantasia e solitudine”, creando sculture con materiali naturali (rocce, sabbia, tronchi), che ricordavano astrattamente vegetali e animali. Man disse in proposito: “Questo è il mio mondo. Non penso come gli altri uomini.” “Sono venuto qui e ho costruito tutto questo per creare il mio mondo. Cercavo un posto per stare da solo.”


Immagine tratta da: <http://www.turismocamarinas.net/que-hacer/museo-del-aleman-de-camelle/>

Tra le sue chimere di sabbia Man conduceva un’esistenza eremitica. Strettamente vegetariano, si nutriva esclusivamente dei frutti e delle verdure del suo orticello, indossava solo perizomi tutto l’anno e portava barba e capelli lunghi, che gli conferivano l’aspetto di un san Giovanni nel deserto. Oltre a scolpire, dipingere e coltivare, Man faceva sport ogni giorno, nuotando nell’oceano e correndo attraverso il paese.

Nel corso degli anni egli divenne una vera e propria attrazione turistica. A chi lo veniva a visitare, anche da lontano, Gnädiger chiedeva un obolo e dava un blocco per note, su cui scrivere le proprie impressioni e disegnare qualcosa per lui. Di questi block-notes esistono ancora centinaia di esemplari. Gli abitanti di Camelle, dal canto loro, si affezionarono sempre più al loro eremita, che chiamavano el Alemán o semplicemente Man.


Immagine tratta da: <https://www.publico.es/sociedad/man-camelle-artista-prestige.html>

Nel 2002 l’ennesimo naufragio davanti alla Costa da Morte spezzò il cuore del tedesco. Il 19 novembre la petroliera Prestige affondò con il suo carico di 77.000 tonnellate di greggio. La marea nera finì presto con l’inondare anche la capanna e l’orto di Gnädiger, ricoprendo le sue sculture. Si dice che l’unica vittima umana della catastrofe ambientale causata dalla Prestige sia stata proprio Man, morto di malinconia e tristezza di fronte alle sue opere distrutte, e forse anche di dolore per l'ecosistema così profondamente ferito.

Le autorità locali hanno organizzato i funerali dell’eremita visionario, a cui hanno preso parte centinaia di persone.

Oggi Camelle rende omaggio al suo Aléman attraverso un museo, dove sono conservati, insieme ai block-notes dei suoi ospiti, anche alcune sue opere e quaderni, nell’àmbito di un percorso che cerca di ricostruire il rapporto tra l’artista, la natura e il paesaggio (http://www.mandecamelle.com/). Attraverso il sito si può anche accedere a una banca dati, che contiene immagini di schizzi e sculture, tra i più rappresentativi dell’opera di Man.


Immagine tratta da: <http://www.turismocamarinas.net/que-hacer/museo-del-aleman-de-camelle/>

Gnädiger, che letteralmente significa “pietoso, misericordioso, gentile”, sopravvive così alla catastrofe e alla distruzione, continuando a propagare il suo messaggio ecologista, ambientalista e umano. L’anima bella di Man vince la morte nel pensiero e nell’arte, e in questo ricorda l’anima bella di uno sculture ben più famoso, Rembrandt Bugatti, che cedette di fronte al dolore Prima guerra mondiale e, soprattutto, all'abbattimento degli animali dello zoo di Anversa.

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