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Professione: strega

Aggiornato il: 22 ago 2019



© Victoria Sterling

Esistono ancora le streghe? Ma soprattutto, si può essere strega di professione?


Quando oggi si pensa al mondo stregonico, una delle prime cose che ci vengono in mente è il movimento Wicca, una forma di neopaganesimo incentrata sul culto della natura, che, secondo il controverso autore britannico Gerald B. Gardner, si rifà direttamente ad un’antica tradizione europea, scampata alle persecuzioni medievali.


In realtà, alcuni riti pagani sono sopravvissuti nei secoli non solo all’interno di circoli esoterici, come quelli da cui ha avuro origine la Wicca, ma anche a livello popolare, fondendosi spesso con il cristianesimo e dando vita a forme miste di religione e superstizione, con rituali di guarigione psichica, attraverso rituali magici, o fisica, attraverso ciò che oggi definiremmo “fitoterapia” o “naturopatia”.


Una volta, soprattutto nelle campagne, ci si rivolgeva molto di rado ad un dottore in caso di malattia. Più spesso si andava da un “guaritore”, che univa terapie basate sull’impiego di piante e sostanze di origine animale a cure energetiche. Erbe e magia erano elementi fondamentali di questa forma di medicina ancestrale, che per lungo tempo ha aiutato chi non poteva avvalersi dei progressi della scienza.


Immagine tratta da televignole.it

Tra i miei bisnonni c’erano un rabdomante e due "medici di campagna". Uno di loro aveva imparato, durante la Prima guerra mondiale sul Piave, a utilizzare materiali naturali per le fasciature ed erbe raccolte sul posto per curare soldati feriti o malati. L’esperienza accumulata sul campo gli era poi servita per aiutare chiunque si rivolgesse a lui in paese e, soprattutto, per aiutare i suoi innumerevoli nipotini, soggetti a malnutrizione e a tutti i problemi di salute che da essa derivano.


L’altra bisnonna non guariva solo con pomate e impacchi, ma anche con la magia. Mio padre si ricorda ancora che da bambino, quando cominciava a piangere e fare i capricci, la nonna riempiva un piatto di acqua, dove lasciava cadere alcune gocce di olio da un cucchiaio con un lucignolo acceso. Le formule magiche e il rito incantavano il bambino, cosicché, malocchio o non malocchio, smetteva di piangere e si tranquillizzava. Il rito apriva una sorta di porta tra il mondo, in cui il bambino non riusciva ad uscire dal suo stato di disagio, e il mondo magico in cui, attraverso l’acqua, l’olio e la luce, la nonna poteva ristabilire il suo equilibrio emozionale, privandolo del dolore psichico. Accanto a questa sorta di rituali magici la bisnonna preparava unguenti e pomate con ingredienti che fanno pensare ai calderoni delle streghe: aculei di istrice, miele, lievito di birra, serpillo e dulcamara, non a caso il nome del medico de L’elisir d’amore di Donizetti.


Oggi questa tradizione “stregonesca” è andata quasi del tutto perduta. Si può scegliere di andare dal medico, in farmacia o in erboristeria, ma di certo non si va più dalla guaritrice di campagna.

Eppure, nel Paese della razionalità, ovvero la Germania, questa forma mista di medicina basata sull’uso di piante e metodi alternativi, quasi stregonici, sta prendendo via via sempre più piede. Andando in biciletta per i percorsi ciclabili della valle del fiume Altmühl (Alcmona per i celti) vi capiterà di vedere, nascoste nel verde dell’erba, insegne con la scritta “Heilpraktiker” o “Heilpraktikerin” al femminile.


Valle dell'Altmühl (Altmühltal)

Ma che cos’è un Heilpraktiker? Si potrebbe dire “un medico empirico”, o meglio un naturopata o un guaritore, ma nell’accezione positiva del termine, che non è sinonimo di approfittatore. Il verbo “heilen” significa “guarire, sanare” (come la formula di saluto, ormai tristemente famosa “Heil!”, che si può tradurre con “salve!” nel senso di salute fisica e salvezza dell'anima), mentre “Praktiker” si riferisce a qualcuno che lavora in modo concreto in un àmbito specifico. Un Heilpraktiker è, quindi, un guaritore che applica metodi diversi da quelli di un dottore in medicina, ricorrendo all’impiego di prodotti erboristici, omeopatici e integratori di vitamine e minerali. Alcuni combinano queste terapie con metodi “esoterici” come l’uso del pendolo, dell’agopuntura, del Vega test, o la stimolazione dei punti chakra lungo la colonna vertebrale.


Il Vega test è stato elaborato in Germania da Reinhold Voll (1909-1989), fondatore negli anni Cinquanta dell’elettroagopuntura dignostica, oggi ancora non ritenuta valida dalla medicina contemporanea. Negli anni Settanta un allievo di Voll perfezionò questa tecnica diagnostica elettrodermica sviluppando il Vega test così come viene svolto ancora oggi.

Ma come? Nella mano sinistra viene posto un elettrodo, connesso ad una sorta di monitor. Con un secondo elettrodo, collegato alla medesima macchina, il guaritore preme un punto preciso nel palmo della mano destra. Questo punto, secondo la teoria di Voll, a sua volta basata sull’agopuntura, è connesso con gli organi interni del paziente. Misurando la resistenza della pelle in questo punto specifico si possono ricavare informazioni sullo stato degli organi e, soprattutto, su allergie e intolleranze alimentari.


Brochure con il ritratto del Dr. Oberbach, anno 1983, da: booklooker.de

Una volta individuato il problema, il guaritore può far ricorso al biotensor per il dosaggio dei medicamenti. Anche questo strumento è stato inventato da un tedesco, ovvero dal radioestesista Josef Oberbach (1908-2003), fondatore dell’azienda Bioplasma.

Un biotensor, o semplicemente tensor, non è altro che una bacchetta di metallo con in cima un anello, una pallina o una spirale, che si può definire come la moderna versione della classica bacchetta da rabdomante. Nel sito della Bioplasma il tensor è descritto come “uno strumento polarizzato per fare test, capace di indicare gli stati energetici di strutture elettriche, magnetiche e atomiche in natura.”


Dato lo scetticismo da parte della medicina tradizionale e non solo nei confronti del Vega test, non tutti gli Heilpraktiker lo mettono a disposizione dei loro pazienti.

L’omeopatia, fondata da Samuel Hahnemann (anch’egli tedesco!) e la naturopatia sono, invece, alla base del percorso di formazione biennale di un Heilpraktiker, che in Germania non può definirsi tale e praticare la sua professione senza aver superato un esame. Pur non essendo laureato in medicina e pur non avendo mai messo piede in un’aula universitaria, un naturopata deve garantire al cliente una prestazione seria e affidabile, e per questo lo Stato tedesco pretende il superamento di un test a risposta multipla con domande di anatomia, patologia, riconoscimento di situazioni critiche, fitoterapia, etc.

Grazie a questo controllo statale sulle streghe e sugli stregoni moderni, alcune assicurazioni sanitarie, soprattutto private, riconoscono la validità delle terapie omeopatiche degli Heilpraktiker, comprendo i costi delle sedute come normali visite mediche.


Starà, quindi, ai loro clienti scegliere se rivolgersi ad un dottore o ad un guaritore, anche se spesso il naturopata rappresenta un passo successivo: prima si va dal medico di famiglia e poi dal guaritore, oppure è il naturopata a mandare un paziente dal medico, se si rende conto che i problemi del paziente non possono essere risolti con omeopatia, fitoterapia, etc.

Il successo degli Heilpraktiker, attualmente circa 33.000 in tutta la Germania, è dovuto a diversi fattori, come ad esempio al trattamento di animali da compagnia e da fattoria.

La guarigione di una mucca nella valle dell’Altmühl ha, ad esempio, determinato l’affermazione della locale guaritrice, che ha potuto allargare notevolmente la cerchia dei propri clienti grazie al passaparola nei paesini limitrofi. La mucca, dopo aver dato alla luce un vitellino, era caduta a terra, non riuscendo più a rialzarsi. Dopo l’intervento del veterinario, che aveva diagnosticato lesioni interne dovute al parto, era stato decretato l’abbattimento del capo. Il contadino però, non volendo rassegnarsi, si è rivolto alla naturopata del paese, che si è concentrata non sulle lesioni interne, ma sulla cura di una gamba, che secondo il contadino poteva essere all’origine del problema. Nel giro di due ore, dopo aver assunto medicine omeopatiche per il dolore, la mucca di è rialzata ed è ancora, con molta probabilità, in giro per i prati dell’Altmühltal.


Una strega di professione ha, generalmente, uno studio a casa e un orto-giardino, dove poter coltivare piante da essiccare o da utilizzare in cucina: melissa, salvia, malva, lavanda, timo, prezzemolo, achillea, rosmarino, menta, cappuccina, ortica etc. Insomma, tutte le piante dell’erbario di Ildegarda di Bingen, che in fondo si può considerare come una Heilpraktikerin ante litteram!

Figura affascinante del basso medioevo europeo, monaca benedettina incredibilmente non perseguitata come strega, Ildegarda è stata da sempre amata a livello popolare. Le sue opere di naturopatia e fitoterapia sono ancora attuali come le sue ricette, basate sulla cottura di cibi salutari combinati tra di loro per curare patologie differenti.


Ciò che non cresce nell’orto si può trovare nel bosco, da sempre serbatoio magico di materie prime per la cura di malattie. Essiccando, ad esempio, fiori di tiglio e mettendoli poi in infusione alcuni minuti in acqua calda si può ottenere una tisana molto efficace contro il raffreddore. Anche le foglie di mora sono un ottimo rimedio contro la congestione nasale, soprattutto se combinate con timo serpillo e lichene islandico.


Nello studio di un Heilpraktiker troverete non solo scaffali pieni di libri, globuli omeopatici, biotensor, pendoli, piramidi energetiche, bicchierini per la coppettazione, campane tibetane, prismi, pistole per messaggi muscolari, ma anche ma anche simboli esoterici appesi alle pareti e alle finestre, primo fra tutti l’amatissimo fiore della vita. In poche parole, stiamo descrivendo un moderno antro della strega!


Il volersi affidare ad una “fattucchiera di professione” o a un medico è qualcosa di soggettivo, anche se per i casi più gravi resta ancora la medicina tradizionale a svolgere un ruolo imprescindibile.

La coesistenza tra la medicina accademica e medicina alternativa rappresenta, tuttavia, la volontà di voler intraprendere diversi cammini per arrivare alla guarigione o raggiungere uno stato di benessere psico-fisico. La Germania è, in un certo senso, riuscita a garantire entrambe le vie offrendo la possibilità di affrontare un problema relativo alla salute attraverso la scienza o attraverso ciò che la scienza non riconosce come tale. Un aspetto fondamentale è il controllo su questo “percorso alternativo”, in modo da evitare che il guaritore si trasformi in approfittatore.


Il rivolgersi ad un guaritore dipende molto dal proprio modo di pensare e dalla propria predisposizione ad accettare metodi considerati “non ortodossi”. L’importante è che ci sia libertà di scelta in un ambiente sicuro e controllato, in una società che non veda medicina tradizionale e medicina alternativa come due realtà inconciliabili, e che sia capace di accettare e prendere in considerazione strade diverse da quelle convenzionali, riscoprendo il passato per muoversi con più consapevolezza nel futuro.



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