• La Tata

Quanto conta il mood in cucina?


Foto di Gino Crescoli da Pixabay

Per intenderci: (ingl) mood = (it) umore (I'm in the bad/good mood = sono di cattivo umore/sono di buon umore). Quindi la domanda è: quanto conta l'umore in cucina?


Partiamo subito con un esempio: chi di voi ha visto il film "Semplicemente irresistibile"? Pellicola del 1999 con protagonista Sarah Michelle Gellar (l'attrice che interpretava Buffy, l'ammaza vampiri) nei panni di una cuoca, proprietaria di un ristorante, la quale, attraverso una sorta di magia, riesce ad imprimere nel cibo il suo umore; se é triste e cucina in lacrime, chiunque, mentre mangia le sue pietanze, piange; se cucina con amore, si sparge nell'aria questa nube rosata che avvolge tutti e li fa innamorare; se cucina felice, tutti scoppiano in risate fragorose. Ecco, tralasciando la qualità di questo film, che di certo non grida al capolavoro ma rimane solo una commediola romantica, carina per chi ama il genere, il film spiega perfettamente quello che intendo dire io!


Di sicuro nessuno di noi possiede il dono di far apparire vapori amorosi (in caso contrario contattami che ne possiamo parlare volentieri!), ma è possibile che, quando cuciniamo, il nostro umore può influenzare notevolmente la qualità del nostro cibo o la riuscita o meno del nostro piatto?


Foto di Oberholster Venita da Pixabay

Molti studi hanno dimostrato più e più volte l'esatto opposto: ci sono cibi che, grazie alle loro sostanze, possono aiutarci a migliorare o a peggiorare il nostro umore, influenzando la memoria, la chimica del cervello e le funzioni cognitive. Mi vengono in mente un paio di esempi: le banane, l'ananas, le uova e gli spinaci sono un'ottima fonte di serotonina, l'ormone del buonumore, che regola appetito, sonno e controllo degli impulsi; mangiando yogurt, arance, latte e uova potete fare il pieno di acidi omega-3 che influenzano l'umore, il comportamento e la personalità, aiutando anche nella lotta contro la depressione (è ovvio che non facciano miracoli, la depressione è una cosa seria, ma di sicuro aiutano!). Gli esempi sono molteplici e presto uscirà un articolo specifico per questo argomento.


Nessuno però ha ancora stabilito quali effetti hanno le emozioni, positive o negative, sui cibi che cuciniamo. Qualcuno mi dirà che nessuno si è cimentato in quest'impresa perché non è degna di nota, non ha nessuna importanza; personalmente, invece, credo il contrario. Sapere perché i nostri sforzi in cucina non vengono ripagati aiuta a cucinare meglio e annulla la frustrazione che si prova quando i nostri piatti non vengono come vogliamo, aumentando l'autostima, che è sempre una cosa positiva.


Ho condotto negli anni un mio piccolo studio personale (che, sia ben inteso, non ha nulla di scientifico!) basandomi su me stessa e sulle centinaia di persone che ho visto cucinare (facendolo di professione ne ho viste tante, credetemi!) e sono arrivata alla conclusione che, accidenti se l'umore influisce sulla qualità del cibo che sforniamo!!!


Foto di Free-Photos da Pixabay

Se ci mettiamo ai fornelli tristi, il nostro cervello è distratto, si concentra sulla fonte della nostra tristezza e sicuramente ci sono più possibilità di sbagliare qualche dose o qualche ingrediente, compromettendo irrimediabilmente il risultato. Inoltre cucineremo senza voglia, tendendo a "tirar via", facendolo tanto per fare; in questo modo verranno dei piatti scialbi, senza personalità, imprecisi e con un sapore che non lascerà nulla nella mente di chi li mangia. E di sicuro il nostro umore non migliorerà sapendo di aver fatto una pietanza mediocre.


Una cosa del genere succede quando cuciniamo arrabbiati. Non poniamo attenzione a quello che facciamo rischiando di sbagliare spesso, ma non solo: soprattutto se abbiamo un carattere esplosivo che non ci permette di tenere sotto controllo questa emozione, cucinare arrabbiati potrebbe risultare a dir poco esplosivo, specie per i poveri piatti che rischiano la frantumazione! Senza contare che le decorazioni e l'impiattamento, pratiche per le quali necessita una enorme dose di pazienza e mano ferma, non riusciranno mai se si è infuriati, rischiando di comporre un piatto tutt'altro che bello e armonioso.


Tutte le emozioni negative portano del "veleno" sul nostro cibo, in un modo o nell'altro. Per questi motivi consiglio sempre di amare quello che stiamo creando, perché ogni piatto che cuciniamo, in fondo, è un'opera d'arte che plasmiamo con le nostre mani; quindi perché non dovremmo amarla? Questo consiglio lo do soprattutto alle persone a cui non piace cucinare. Il problema, sempre secondo me, sta nel non conoscere la giusta metodologia e i giusti trucchetti per trasformare delle semplici ricette che leggiamo nelle nostre opere d'arte personali, e questo si traduce in ansia da prestazione e frustrazione, ancor prima di mettersi ai fornelli. Come può un piatto venire bene e gustoso se lo carichiamo con tutte queste "energie negative"?


Provate ad approcciarvi alla cucina con amore e tranquillità, senza ansia, senza paura, vedrete che in pochissimo tempo avrete dei miglioramenti inaspettati! Provare per credere! In fondo, per qualsiasi dubbio potete contattarmi, sia qui che attraverso i miei social o via mail...nel minor tempo possibile vi prometto che risponderò a tutte le vostre domande e i vostri dubbi!


Grazie per aver letto, con amore, La Tata!

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