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  • Dolph Sterling

Riflessi 13: Sospiro d'inverno 



Come al solito aveva litigato con i suoi genitori ed era scappato fuori di casa con una tale rabbia che se non era esploso era un miracolo. Odiava tutte le parole inutili che dicevano, credendo di trovarsi nel giusto, nessuno poteva sapere la verità tranne lui. Camminando attraverso una sottile nebbia non faceva molto caso alle macchine mentre attraversava la strada. Chiudendo gli occhi, in un secondo, un rumore assordante lo circondò e lo assalì,..sembrò che il mondo fosse scoppiato scomparendo nel nulla, ma quando li riapri, poco era cambiato, la nebbia era ancora più densa, tutto sembrava immobile e silenzioso.


Una figura scura incombeva di fronte a lui, in contrasto con tutto il resto del panorama. I suoi contorni si facevano sempre più chiari, netti, distinti piano piano che ci si avvicinava...era semplicemente una ragazza, con gli occhi che sembravano un varco tra l’Ade e il mondo dei vivi; cupi e malinconicamente profondi, straordinariamente profondi. Le braccia erano abbandonate con noncuranza lungo i fianchi, aveva le labbra piene e socchiuse in un enigmatico sorriso, orlate da un morbido rossetto nero, i biondi capelli erano lunghi e le ricadevano sulle spalle circondando il viso, mossi solo da una leggera brezza che attraversava la nebbia. Il vestito era nero, con dei guanti bucati e stropicciati alle mani, che erano esili e affusolate, come lei; alta, esile, ma comunque dava l'impressione di essere sicura di sé stessa.


Lui ormai era arrivato di fronte a lei che non si muoveva di un millimetro, sembrava quasi che non respirasse in quella immobilità marmorea.

Ormai quando era sul punto di superarla, andando dritto per la propria strada, lei si girò lentamente seguendolo con dei movimenti delicati e precisi, con lo sguardo fisso negli occhi, osservandolo, con una tale dolcezza e malinconia che gli face venire voglia di piangere.


Chi altro gli aveva dato tutte quelle emozioni in cosi pochi secondi? Nessuno. No; qualcuno forse si…


Rachele, si lei. Quella strana statua animata che gli stava di fronte le assomigliava molto. E in quel totale silenzio poteva distinguere solo un flebile respiro, come era possibile? Lei aveva emesso un sospiro.


Un telo era stato strappato dal suo cuore e una calda lacrima, in contrasto con la temperatura, gli solcava una guancia. Tutto questo era stato scatenato da un sospiro.


I ricordi ricaddero su di lui come un’onda dopo essersi scontrata contro uno scoglio. Ma non era possibile, Rachele era andata via, non c’era più. Era, semplicemente perché ora non poteva essere più, lei era morta. Ma comunque, anche se incredibilmente identica, quella ragazza aveva qualcosa di differente: Rachele odiava il nero, non era così bionda e aveva sempre qualcosa in più, qualcosa che la rendeva diversa ogni giorno. E, su i polsi non c’erano tagli. Si, si era suicidata e quel gesto poteva esser stato commesso per vigliaccheria, probabilmente. Oppure per gridare “Aiuto” in un mondo assolutamente sordo ad alcuni segni che davano certi ragazzi. Ma ormai non importava molto.


Un muro di cupo silenzio si ruppe quando lei con una voce dolce e triste disse:

-Ciao! Come va?-

Il suo cuore scoppiò, il ragazzo non riusciva più a trattenersi, iniziarono ad sgorgare senza controllo le parole:

-La mia vita? Un po’ a rotoli! D'altronde è normale. Cosa? Cosa può essere normale? Non so veramente. Voglio urlare e correre, correre e urlare. Chiaro? È facile dire certe cose, è difficile odiare certa gente. Qualcuno salverà la mia vita se uscirò da questo circolo vizioso? Non so, la mia Ignoranza mi abbaglia. Il vento è gelido, ma la mia malinconica felicità mi porta via, trasportato dal sospiro d’inverno. Parole al vento, macchie lasciate dalle lacrime con quei fiumi di parole inutili. Non cercare l’uscita, ma piuttosto cerca l’entrata e la causa della ragione che porta alla conclusione. Il filo logico è perso, la sciarpa mi dà un leggero conforto. La rabbia cancella tutto. E io, io sono stanco-

Ormai con le lacrime che gli rigavano il viso lui aveva finito e aveva emesso una silenziosa sentenza. Lei si illuminò, riprese vita. Abbracciò il ragazzo e gli baciò teneramente il collo. Lui sussultò, solo una persona sapeva fare così. Rabbrividendo lui disse:

-Rachele?!-

Lei acconsenti con un cenno della testa. Ora anche lei aveva il viso rigato di lacrime, lacrime del cuore, lacrime di sangue. Si presero per mano e si allontanarono.


Pian piano la nebbia svanì, sirene, urla, pianti. Un corpo riverso per strada. Era lui.


Ora, mano nella mano, lei dice:

- Ora, qui, per sempre. Mai più-


Così, i due sparirono nella nebbia, in un soffio di vento gelido.



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