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  • Dolph Sterling

Riflessi 14: Riflessi



Il clima faceva sentire il suo corpo teso nelle pieghe del freddo. Ma comunque i lievi raggi solari davano un leggero piacere in quel pomeriggio autunnale. Le foglie gialle degli alberi dinnanzi alla casa cadevano lentamente trasportate dalla brezza di tramontana e si accumulavano creando delle piccole collinette con svariate sfumature dal marroncino al giallastro. Sembrava che il tempo si fosse fermato in quell'eterno crepuscolo. Il sole che pian piano calava nella volta celeste faceva danzare le ombre con molta fluidità. Guardare fuori dalla finestra era un piacere in quegli istanti senza passato e futuro, immobili.


Aveva le braccia conserte sul petto mentre Il corpo seguiva un ritmo lontano. Un ritmo riservato alla sua memoria che ovunque vagasse, cercava di trovare un ricordo tranquillo per calmarsi del tutto e a cui aggrapparsi. La sigaretta stazionava tra le dita, non la fumava. L’idea di aspirarla non lo entusiasmava eccessivamente in quel momento magico. Ma, lo stesso, gli dava piacere vedere alzarsi la nuvola grigiastra di fumo da quel piccolo oggetto. Il tutto creava una nebbiolina intorno a lui.


La cenere cadeva.

Ogni tanto la vedeva precipitare sul pavimento dal riflesso del vetro della finestra. Ma per la maggior parte del tempo teneva lo sguardo fisso, gli occhi stretti in una fessura, cercando di trovare o di delineare un particolare che sembrava infinitamente lontano. Non sapeva nemmeno cosa stesse cercando oltre la linea dell'orizzonte visibile.


Aveva la sensazione di trovarsi in una foto. Una di quelle foto che lo appassionavano tanto, con dei colori caldi, i contorni sfumati e tanta, tanta chiarezza negli sguardi delle persone che regalavano la propria anima per quei pezzi di carta. A volte sperava di trovare chiarezza anche guardando se stesso. A volte, aveva dei lampi e riusciva a capire quelle cose che non aveva mai compreso. Ma altre volte, guardando il proprio riflesso, si perdeva in altre domande che cercava di porre alla prima stella della sera, la quale si mostrava solo dopo che il sole aveva regalato al mondo l’ultimo raggio per quelle dodici ore.


Aveva terminato i propri pensieri anche per quella giornata. Ogni giorno cercava di capire cosa il mondo gli riservasse, scrutando i particolari dell’orizzonte e del paesaggio dalla finestra della sua camera. Altri posti non lo interessavano perché non li reputava altrettanto belli e profondi. Quindi ogni giorno, sul far della sera, si metteva con la sigaretta tra le dita e cercava di scoprire le carte dell'universo, per reputarsi più grande e per trovare “serenità”, una parola che poteva sintetizzare tutto il mondo; bene e male, bello e brutto, pace e guerra, amore e basta. In quella parola metteva tutto tranne l’odio. Sentimento che per i suoi standard era impensabile. Odiare, non ci sarebbe mai riuscito. Comunque, sta di fatto che, ogni qual volta finiva il tramonto e dava i suoi ossequi alla bellissima Venere, la prima luce della sera, e alle sfumature del rosa, tirava i remi in barca cercando di capire, aggiungendo altri significati alla vita e alla morte, e se ne andava.


Rituale che si ripeteva sempre. Almeno da quando aveva abbastanza intelligenza. Guardava la stella, le mandava un bacio. Scrutava il cielo e la terra. Faceva un ultimo tiro alla sigaretta, per poi gettarla fuori dalla finestra e sorridendo si girava e…


Ormai il ritmo di quella canzone segreta era lontano, e per oggi la musica si era conclusa. Si era girato e la stanza era cambiata di colpo, niente sfumature autunnali. Solo vecchio e marciume. Era disabitata. In quella stanza nessuno dormiva o respirava più da tempo. Ma la finestra era aperta, erano entrate alcune foglie gialle. Il freddo circondava tutto e anche le ultime sfumature rosa del sole erano sparite. Lui con un sospiro ed un battito di cuore era sparito. Doveva tornare là dove ora, finalmente, riposava. Il vento era aumentato di colpo, le foglie si muovevano selvaggiamente trasportate dalla follia, un risucchio feroce fece muovere tutta la polvere del niente della stanza. Una folata di vento aveva fatto sbattere la finestra. I vetri, ingialliti dal tempo, erano dappertutto in frammenti e ormai il tramonto era finito. Anche per oggi.

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