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  • Dolph Sterling

Riflessi 15: Serenità



La strada, nel primo pomeriggio, era calma, con una luce perpendicolare che rendeva tutto chiaro e netto. Un accenno di autunno aveva creato i primi mucchi di foglie morte ed ingiallite, poche macchine scorrevano senza fretta. Solo una persona, un ragazzo camminava senza fretta, sciarpa verde al collo, una maglia blu scura e jeans, lo stretto necessario per non sentire il fresco frizzante che si diffondeva nonostante la luce solare. Sembrava evanescente, quasi non appartenesse a questo piano di realtà e, dallo sguardo, chiaramente aveva la testa altrove.


A poca distanza da lui, nel cimitero si teneva un funerale. erano tutti concentrati sulla bara.


Dall'altra parte della strada, in un bar, ognuno era concentrato sul proprio caffè.


E quindi questo giovane uomo camminava su questa strada senza fine, ma lui tanto non aveva fretta. Come se avesse ritrovato una pace a lungo trattenuta nel palmo di una mano.


Le pieghe del tempo lo affascinavano.

Dal suo sguardo perso si poteva cogliere un'intero mondo.

Un universo di qualcosa che molte volte la gente passa interi anni a cercare, ma che quel ragazzo aveva scoperto in maniera naturale.


La serenità.


Anche se, come ogni adolescente, la confusione regnava nella mente, lui era comunque caratterizzato, adesso, da una singolare tranquillità che gli faceva prendere i fatti della vita con molta filosofia.

Tutto può accadere, niente è impossibile.

Si divertiva, facendosi attraversare la mente da questi pensieri.

Gli avevano ripetuto all'infinito che si stava creando solo delle illusioni.

Ma non gli dispiaceva affatto.


Il sole mentre lentamente calava, rimirava tutti cercando di infondere un po’ di calore a quella parte di mondo che, in quei minuti, era costretto ancora a sorvegliare passivamente.


Il ragazzo, ogni tanto, volgeva uno svogliato sguardo alla pallida luna che in quel pomeriggio affiancava già il sole nel lato opposto del cielo.

Aveva la convinzione che la luna fosse la guardiana del paradiso. La porta dell’ignoto che apre i suoi cancelli sull’infinito.


Pace.


La sigaretta, che teneva tra le dita, ardeva e quando veniva aspirata dava quel senso di piacere momentaneo che svanisce col sospiro successivo.

I pensieri nel frattempo volavano, creando paesaggi al di la del nulla.

Cercando il singolo particolare che poteva riassumere il significato di una vita.

A volte perdeva le redini.

Non trovava più l’importanza che assegnava di solito alle cose.


Insicurezza.


Cercava in tutti i modi di aggrapparsi ad un ancora per non abbandonare una partita persa in partenza. A volte vincere o perdere è solo un dato casuale.

Ma alla fine, cosa ci tiene collegati alla vita?


-DRIIIIN-

Il telefono, nella vecchia cabina telefonica alle sue spalle, suonava. Si girò di scatto prese la cornetta senza indugio e con gli occhi ancora sognanti rispose: -Pronto?-

I pensieri attendevano ancora una risposta alla domanda precedente.

E si era perso; aveva tutto, ma non trovava niente. Confusione. Lacrime di cera sciolte sull’acido.

-Ah…sei tu…dove eri finita?-

-Si, mi sei mancata… -

La risposta era lì, l’anima aveva trovato, in un secondo, il riposo necessario a continuare.

L’amore. L’amicizia. La morte.

Risposte scontate.


Andiamo avanti…come al solito.

Serenità.

-Parlami ancora…è bello sentire la tua voce…-


E in un pomeriggio di un autunno nascosto nel tempo, in una cabina telefonica ormai vuota, un ragazzo parlava al telefono. Non è importante capire con chi parlasse. Lui stava bene.


E quella cabina era vuota.

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