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  • Dolph Sterling

Riflessi 18: Segreteria Telefonica



…Il suono del telefono rende alla perfezione l’idea di attesa.


Il fischio della segreteria che scatta sembra una porta che si apre.


Infatti…


Lui pensava che, ogni volta che si prendeva gioco di se stesso in questo modo, questo suono lo aiutava a dischiudere quei posti segreti del suo subconscio di cui si era dimenticato la parola magica, e così facendo poteva nuovamente accede a quei pensieri che metteva da parte in maniera molto efficace.


La finestra aperta faceva muovere le sottili tende di lino bianco al fine ritmo del vento emanato dalla luna, e teneva gli occhi spalancati verso la volta celeste, forse sperando di trovare e catturare lo sguardo di ogni stella, e nel letto, nudo come lui, c’era quell'uomo con cui aveva aperto il paradiso, e che adesso scandiva il tempo con sospiri lenti e addormentati.

Voce calda… lui adorava quella voce con quel singolare tono che gli diffondeva un costante batticuore in ogni angolo del corpo.


“Ciao, se hai chiamato vuol dire che forse sai chi sono, comunque lascia un messaggio dopo il segnale, grazie”


…voleva cercare di raccontare a ogni goccia del mare la sua felicità, si doveva accontentare di quei sussurri notturni.


“Come va? Sono le tre…la notte declina.

E sei qui…accanto a me.

Ti volevo parlare.

O volevo comunque dirti qualcosa.

Il fatto che mi mancano le parole è dovuto alla paura della banalità.

Adesso come adesso ho il cuore che mi esplode per la felicità. Per questo istante, per ogni centimetro della tua pelle che mi ha dato un sospiro di cui gioire e le tue labbra da assaggiare.

Cosa pensi di me? No, non mi interessa, perché i tuoi baci sono pieni di elettrica sincerità…

Percepisco i tuoi sogni.

Ho percepito il tuo respiro calmarsi e piegarsi al sonno, dopo avermi inciso le parole –Ti amo- nel cuore con ogni tuo tocco caldo.

Sono felice e lo sono adesso, lo sono qui, tu sei qui,accanto a me e mi chiedo se tutto questo possa essere reale.

Sono qui, e mi chiedo quanto durerà… Siamo qui e ci siamo amati, ci siamo sfiorati in quell’attimo che non si concluderà.

Ti devo dire grazie e ti vorrei abbracciare adesso che lo posso fare.

Buona notte, anche io ti amo.”


La cornetta si abbassò. E un sorriso, appena percettibile nella bianca luce lunare continuava ad incorniciargli il volto.

Il cielo e la notte, imparziali testimoni, rischiararono la sua mano mentre la faceva scivolare sulle forti spalle che gli stavano vicino…

Si è creato un incantesimo dalle loro gambe intrecciate.


Questa magia si era sincronizzata con i loro cuori che vibrarono a quel tocco.


L’infinito li ha benedetti.

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