• Vicky

Tre settimane in Giappone da Tokyo a Yudanaka (I)

Aggiornato il: 18 set 2019




Ci sono milioni di ragioni per visitare il Giappone: per entrare in contatto con la sua cultura millenaria, per i suoi paesaggi, per la sua lingua, per il suo cibo, per la sua arte, per la sua filosofia, che riesce a combinare presente e passato, senza scordare le proprie radici, ma reinterpretando la tradizione in chiave tecnologica e innovativa. Gli stessi videogiochi giapponesi, che spesso giudichiamo come potenziali distruttori della civiltà, sono in realtà impregnati di cultura: le kitsune dei templi a Kyoto sono le Vulpix nel mondo Pokémon, mentre la Triforce di Zelda si trova sui tetti del tempio Engaku-ji a Kamakura. In nessun altro Paese sarebbe possibile fondere elementi così profondamente religiosi e significativi con elementi giocosi, irriverenti e allo stesso tempo, sorprendentemente, non dissacranti. Il Giappone ci riesce, il Giappone non dimentica se stesso, il Giappone si reinventa, rimanendo sempre uguale, ma assumendo molteplici forme.



Affascinati da questa terra, che ci è sembrata una terra di fusioni più che di contraddizioni, una fucina sempre attiva di idee e trasformazioni, abbiamo deciso di esplorarla per tre settimane, in un viaggio che ci ha portato dalla capitale Tokyo alla piccola città montana di Yudanaka, famosa per le sue acque termali. In questo diario a puntate ripercorreremo il nostro tragitto insieme a voi, vi daremo suggerimenti e condivideremo con voi impressioni ed esperienze.





Prima parte: preparazione e arrivo a Tokyo


Il nostro viaggio in Giappone non è iniziato in un'agenzia, ma con la ricerca di una buona guida cartacea e di informazioni in rete. Per prima cosa ci siamo occupati dei biglietti aerei, poi del Japan Rail Pass e poi della prenotazione on-line degli alberghi.


Il Japan Rail Pass (JR Pass) è un biglietto ferroviario quasi universale, che permette di viaggiare per tutto il Paese con treni regionali, veloci e Shinkansen, gestiti dal JR. Più economico dell’acquisto separato dei biglietti per ogni tratta, si può ordinare comodamente in internet a partire da tre mesi prima del viaggio, scegliendo la formula da 7, 14 o 21 giorni a seconda del vostro tempo di permanenza. Noi abbiamo scelto la formula da 21 giorni e lo abbiamo utilizzato sempre, con l'eccezione di un paio di volte, in cui abbiamo dovuto prendere treni di altre compagnie per raggiungere Amanohashidate e Yudanaka. Poco più di un mese prima di volare in Giappone abbiamo ricevuto un voucher, che poi, alla stazione di Tokyo, abbiamo convertito nel JR Pass vero e proprio.


La decisione di viaggiare dal 13 marzo al 4 aprile è stata principalmente dettata da ragioni di lavoro, anche se abbiamo fatto di tutto per riuscire ad essere lì per Hanami, cioè per la fioritura dei ciliegi. Nonostante alcune giornate siano state molto fredde, si può dire che questo periodo non è del tutto sbagliato per visitare la parte meridionale dell'isola di Honsu e le isole di Shikoku e Kyushu. Se si volesse viaggiare nella parte settentrionale di Honsu e nell'isola di Hokkaido sarebbe saggio aspettare ancora un po'.


Ciò che ci ha convinto a buttarci in quest'avventura è stato il prezzo dei biglietti aerei da Monaco di Baviera a Tokyo (Haneda), con scalo a Pechino (Beijing), e da Tokyo (Narita) a Monaco, con scalo a Shanghai. Il prezzo di un singolo biglietto con la compagnia aerea cinese che abbiamo scelto è rimasto per più di un mese fisso sui 470/490 euro. Per questo vi consigliamo di monitorare costantemente le oscillazioni dei prezzi di differenti compagnie aeree per beccare l'occasione giusta.


Un volo diretto da Monaco a Tokyo (9.381,35 chilometri) dura circa 12 ore. Nel nostro caso è durato 16 ore perché abbiamo avuto 4 ore di attesa per lo scalo, sia all'andata, sia al ritorno. Siamo partiti dall'aeroporto internazionale di Monaco, che porta il nome dell'icona della CSU Franz Josef Strauss, di mattina. Dopo aver sorvolato chilometri e chilometri di steppe attraverso Jekaterinburg fino alla Mongolia, abbiamo raggiunto la capitale della Cina nel cuore della notte. Le quattro ore prima del volo per Tokyo le abbiamo trascorse bighellonando per il duty-free. Il mio interesse è stato subito catturato da un negozio di liquori che proponeva alcoolici in eleganti bottiglie di vetro e confezioni di un rosso sgargiante, quello che mia nonna correttamente definiva “rosso cinese”. Naturalmente ho dovuto subito pensare a Shun Di di Virtua Fighter e alla sua fiaschetta di liquore, indispensabile per accreditare il suo stile di lotta, il kung fu della scimmia ubriaca.


Nell'aeroporto di Pechino ci sono ovunque distributori di acqua calda e fredda e distributori di carte SIM per Giappone, Thailandia, Laos, etc. Noi abbiamo comprato una SIM giapponese insieme al JR Pass al costo di 30 euro per avere internet illimitato per 30 giorni. Avere internet illimitato significa potersi orientare in maniera del tutto tranquilla nelle stazioni della metropolitana nipponiche. Si dice, infatti, che trovare il giusto treno sia quasi impossibile e che sia normale perdersi nella complicatissima rete metropolitana di Tokyo. Grazie ad apps specifiche e Google Maps siamo riusciti a non perderci neppure una volta né a Tokyo, né a Kyoto, né a Osaka, né in qualsiasi altra grande città.


Dopo aver assistito allo spettacolo dell'alba a Pechino, ci siamo imbarcati sul secondo aereo. Il viaggio è stato breve e comodo. Solo i nostri stomaci hanno risentito delle tante ore di volo e del cibo della compagnia aerea cinese, non proprio convincente. Consiglio: portatevi sempre dietro delle barrette energetiche, ad esempio con frutta secca. In Giappone ne troverete un tipo a base di soia che non è per niente male.


La prima cosa che abbiamo fatto all'aeroporto di Haneda è stata comprare due carte Pasmo. Il Pasmo è una prepaid smartcard, che permette di utilizzare quasi ogni mezzo pubblico in Giappone e che si acquista al prezzo di 1.500 yen (circa 12 euro) più 500 yen (circa 4 euro) di cauzione. Si usa, a differenza del JR Pass, che va esibito al personale del JR, appoggiandola su un lettore ed è facilmente ricaricabile alle apposite macchinette con istruzioni in lingua inglese.


A proposito della lingua, è bene sfatare un mito: non è vero che quasi nessuno conosca l'inglese in Giappone. Forse cinquant'anni fa era così, oggi non più. In realtà ci sono arzilli vecchietti che sanno in tutto un paio di parole, ma che fanno salti mortali per aiutarvi se chiedete loro un'informazione o che sono semplicemente curiosi e vogliono attaccare bottone.

Tutti sono felici se ci si sforza di dire qualcosa in giapponese. In generale, la parola che più si usa è “arigato”, ovvero grazie, in tutte le sue forme: “domo arigato”, molte grazie, “arigato gozaimasu” o “domo arigato gozaimasu”, entrambi formali. Gozaimasu suona all'incirca come “gozaimaaaas”, un suono piacevole che rimane in testa e che in genere accompagna ogni visitatore, quando esce da un negozio o da un ristorante.

Inchinarsi e dire arigato non è mai sbagliato, o almeno abbiamo avuto questa sensazione. Se ci si pone gentilmente, sorridendo e mantenendo una sorta di calma interiore si possono sempre evitare fraintendimenti e situazioni sgradevoli. Una buona educazione è apprezzata in tutto il mondo.

Quando ci viene indicato un posto dove sederci, il cameriere dirà “doso”, cioè prego. Se qualcuno vorrà scusarsi dirà “seimasen”, sorry. Se qualcuno gradirà una pietanza esclamerà “oishii!”, delizioso!, probabilmente compendosi la bocca con una mano. “Konichiwa”, buon giorno, è una parola cara a tutti gli appassionati di Taxxi 2, mentre “sayonara”, arrivederci, è un termine ormai conosciuto in Occidente per film, canzoni, rapper etc. Altre parole giapponesi sono ormai da tempo entrate nei vocabolari delle lingue occidentali: prima fra tutte la parola “geisha”. Noi italiani abbiamo il mito della triste e fragile Butterfly pucciniana, mentre i tedeschi hanno un classico del genere Schlager (musica popolare) Ich komm' wieder, kleine Geisha di Tess Teiges.

Insomma, anche solo con queste pochissime parole, un po' d'inglese e quella che una volta si chiamava “buona creanza” riuscirete a muovervi in Giappone senza problemi e ad imparare tanto, davvero tanto, più di quanto vi immaginereste.


Nella prossima puntata: alberghi, capsule e il primo giorno a Tokyo

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