• Vicky

Tre settimane in Giappone da Tokyo a Yudanaka (II)

Aggiornato il: 18 set 2019


Seconda parte: alberghi, capsule e il primo giorno a Tokyo


Le prime persone che ci hanno rivolto spontaneamente la parola a Tokyo sono stati due ragazzi sikh, uno con turbante, uno senza. Ci hanno chiesto incuriositi da dove venivamo, forse vedendoci così diversi l’uno dall’altra. Noi, un po’ frastornati, abbiamo risposto di fretta e siamo saltati sulla metro senza approfondire la loro conoscenza. Peccato, ma purtroppo l’arrivo in un nuovo Paese è sempre così: si vuole raggiungere l’albergo al più presto per fare una doccia e riposarsi. Questa sorta di “benedizione indiana” ci ha fatto tuttavia molto piacere e l’abbiamo interpretata come un benvenuto in Asia.


Il primo impatto col Giappone è stato sereno. Non siamo stati travolti da fiumane di gente stressata, da orde di impiegati con ventiquattrore e cellulare in mano, da scolarette con la divisa alla marinara. Nulla di tutto ciò. La prima immagine del Giappone che abbiamo avuto è stata quella di una tranquilla strada di Ginza, pulitissima, silenziosa, costellata di distributori automatici di bevande.

Questi distributori, tipicamente nipponici, sono la gioia di ogni amante di gusti pazzi ed accostamenti arditi. Inserendo qualche moneta nell’apposita fessura si possono selezionare bevande fredde o calde. Nelle mattine più rigide, quando ci si alza presto per spostarsi da una città all’altra, non c’è niente di meglio di un tè verde caldo, rigorosamente senza zucchero.

Rispetto al tè il caffè in tutte le sue combinazioni (amaro, con o senza latte) è piuttosto deludente, ma non credo che qualcuno di voi voglia arrivare fino in Giappone per bere il buon caffè del bar sotto casa! Insieme al tè e al caffè abbiamo provato anche bevande energetiche e versioni “esotiche” di bevande internazionali, come la Fanta al gusto uva o lampone. Queste variazioni, impensabili in Italia, sono in realtà molto diffuse nel resto d’Europa. Ricordo tristemente una lattina di Coca-cola alla vaniglia in Francia, che non sono riuscita a trangugiare a causa dell’inteso retrogusto di bagnoschiuma.

Il mio consiglio è, in ogni caso, quello di buttarsi ed assaggiare il più possibile piatti e bevande tradizionali così come “schifezze” contemporanee, che sono pur sempre parte dell’odierna cultura globale.

Altri distributori automatici, di cui diventerete presto dipendenti, sono quelli di capsule con miniature e figurine di anime e videogiochi, oggetti di uso quotidiano o di dubbia utilità (chindogu), come cuffiette per gatti! Mio marito si è buttato nell’acquisto di una capsula osé di colore nero, sperando di beccare un sofisticato shunga (pittura di soggetto erotico), e invece si è ritrovato tra le mani un tanga prodotto in Cina, di colore rosa, con pizzo in plastica, che ha suscitato l’ilarità di una coppia di ragazzini lì presenti, che forse avevano già provato in passato il medesimo sentimento di delusione. Mio marito si sarebbe voluto subito disfare dell’ingombrante mutanda, che io ho invece voluto riportare in Europa per prendermi gioco di lui coi parenti.


A proposito di capsule, il primo albergo a Ginza era proprio un capsule hotel. L’idea di dormire in una capsula, ovvero in un loculo catacombale, all’inizio non mi ha entusiasmato. Per questo abbiamo prenotato solo tre capsule hotel per tutto il viaggio, prima di partire. Col senno di poi posso dire che dormire nelle capsule, generalmente più economiche di una camera doppia, è veramente comodo e confortevole. Gli spazi non sono claustrofobici, ma solo un po’ stretti se siete più alti di 1,80 m. Inoltre, ogni capsula è dotata di una presa di corrente, che vi permetterà di ricaricare il vostro smartphone, tenendolo sempre a portata di mano. L’importante è non dimenticarsi di comprare un adattatore!


Un’altra cosa da notare è che negli alberghi e nei capsule hotel ci sono spesso spazi molto stretti per sistemare i bagagli. Per questo vi consigliamo di viaggiare con un piccolo trolley piuttosto che con uno zaino, più difficile da compattare. Per guadagnare spazio potrete comprare delle buste per il sottovuoto manuale. Buste di questo tipo, infatti, non necessitano di una pompa, ma si arrotolano su se stesse per creare il sottovuoto, facendo uscire l’aria da una fessura sul lato inferiore. I tanti rotolini di vestiti che otterrete potranno essere combinati geometricamente dentro il trolley, in modo da sfruttarne a pieno lo spazio interno.


Negli ostelli, alberghi e capsule hotels i bagni sono quasi sempre in comune, ma puliti e comodi. L’unica cosa che può dar fastidio è l’alta concentrazione di cloro di alcune acque, soprattutto in grandi città come Tokyo, Kyoto e Osaka. Shampoo, bagnoschiuma e in certi casi anche il balsamo sono forniti dall’albergo, mentre gli asciugamani sono a volte inclusi, a volte no. Per questo vi consigliamo di portarne un paio dietro, che poi laverete all’occorrenza nelle lavatrici a gettoni degli alberghi o degli appartamenti che prenderete in affitto. I giapponesi portano spesso con sé un panno di spugna di cotone, che usano per asciugare le mani nei bagni pubblici. Se vi piace potrete acquistarne uno sul posto ed evitare di sprecare carta. Prodotti per l’igiene e cosmetici sono di ottima qualità in Giappone e li potrete trovare senza difficoltà in supermercati e drogherie. Unica cosa da portarsi dietro è forse una buona crema idratante per il corpo, che noi non abbiamo reperito facilmente.

Nell’albergo di Ginza abbiamo vissuto per la prima volta l’emozione di provare un’avveniristica toilette nipponica. I WC giapponesi sono accuratamente progettati per non arrecare disturbo né a noi stessi né agli altri. Un pannello di controllo ai lati della tazza, simile a quello di un’astronave vulcaniana, vi permetterà di regolare il volume dei suoni ambientali che copriranno… le vostre vergogne! Entrando nel bagno la musica si azionerà da sola e vi donerà la sensazione di trovarvi in una bambusaia o in un campo di girasoli in una notte d’estate. Altri pulsanti azioneranno la funzione bidet, integrata alla tazza.

Finché non sarete entrati nella logica dei complicati bagni giapponesi vi potrà capitare di confondere qualche tasto e scatenare il caos. Nessun problema, continuate a provarci e rideteci su. Del resto, anche i giapponesi più anziani mostrano difficoltà di adattamento alle nuove toilette occidentali, preferendo la vecchia versione “alla turca”, come dimostrano vari cartelli disseminati nel Paese.

Il primo giorno a Tokyo abbiamo, quindi, esplorato e studiato i bagni del nostro albergo, per poi fare quattro passi nei dintorni. Ginza è il quartiere chic della capitale giapponese. I suoi negozi, in massima parte di grandi firme della moda europee, inutile dirlo, non ci hanno detto nulla di nuovo. Andando a zonzo tra i grattacieli pieni di merci di lusso occidentali, siamo riusciti lo stesso a trovare il Giappone che ci piace in un negozietto di scarpe ed ombrelli, dove abbiamo comprato un paio di guanti made in Nippon. A due passi dall’albergo ci siamo imbattuti in una bottega artigianale di calzature tradizionali (tabi), con il tipico spazio tra l’alluce ed il resto delle dita: per capirci, quelle dei ninja e dei giardinieri. Per concludere, un’altra cosa interessante che abbiamo notato per le strade di Ginza sono stati i tombini, che in Giappone sono raffinati elementi di arredo urbano e si differenziano di città in città per temi, colori e forme.

Scorcio di Akihabara

Ginza non è solo un quartiere dedicato dello shopping di lusso, ma anche alla vita notturna. Noi abbiamo assaporato piuttosto di rado il gusto della Tokyo festaiola a causa della stanchezza. Se voi vorrete darvi ai bagordi non vi mancheranno locali più che adatti. Ci sarebbe piaciuto, ad esempio, passare una serata al Robot Restaurant di Shinjuku, famoso per il suo rumoroso cabaret cibernetico. Alla fine abbiamo deciso di non prenotare e di investire i soldi dell’ingresso per raggiungere luoghi impervi sulle Alpi giapponesi.

Starà a voi scovare il quartiere più adatto ai vostri gusti e alle vostre esigenze: molti occidentali amano Shibuya per la sua moderna poesia, altri Akihabara per i suoi negozi di anime e prodotti elettronici, etc.




Nella prossima puntata: il mercato ittico, wagashi e Kamakura

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