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  • Vicky

Tre settimane in Giappone da Tokyo a Yudanaka (IX)





Nona puntata: Matsuyama (quanti rimpianti!) e Osaka


La casa termale de "La città incantata", da: insidejapantours.com

Dopo una bella scorpacciata di sushi nel nostro locale preferito a Hiroshima e dopo aver fatto scorte di snack in un supermercato vicino all'ostello, siamo tornati stanchi morti nella nostra camera.

Il giorno seguente, dopo aver attraversato la città con il tram per circa un'ora, siamo giunti al porto di Hiroshima con armi e bagagli per raggiungere in traghetto Matsuyama, capoluogo della Prefettura di Eihme e città principale dell'isola di Shikoku.

Matsuyama ha una lunga storia alle sue spalle ed è conosciuta soprattutto per due motivi: per il suo castello, costruito nel 1603 sul monte di Katsuyama e simile a quello di Himeiji, e per il Dogo Onsen, una sorgente di acqua calda termale. Intorno a quest'ultima sono sorti nel tempo vari ryokan (alberghi tradizionali) e un magnifico bagno pubblico a tre piani (Dogo Onsen Honkan), che ha inspirato scrittori e artisti come Natsume Soseki per la sua novella Botchan (ancora considerata una lettura formativa per scolari e studenti), nonché Hayao Miyazaki per il suo capolavoro di animazione La città incantata, vincitore di un Orso d'oro e di un Oscar nel 2003.


Al porto di Hiroshima abbiamo fatto colazione con prodotti da forno deliziosi e comprato i bliglietti per il traghetto. Cullata dalle onde, non ho potuto fare a meno di addormentarmi.


A Matsuyama abbiamo subito notato esposti nei negozi dolcetti a base di agrumi. La prefettura di Ehime è, infatti, così famosa per le sue arance e i suoi mandarini da essere conosciuta come "il regno degli agrumi". Anche la sua mascotte, Mikyan, è un cagnolino formato da due arance. Sempre agli agrumi è dedicato un giorno di festa, il 14 aprile, in cui ci si regalano arance o oggetti di colore arancione.

Nella zona periferica della città tra il porto e il nostro albergo abbiamo notato molte case abbandonate, cosa non infrequente in Giappone... Raggiunto il tram a piedi, abbiamo chiesto a un gruppo di scolari in uniforme come avvicinarci alla zona del Dogo Onsen, dato che l'hotel si trovava a poca distanza dagli impianti termali.

Il nostro albergo era un vero e proprio albergo giapponese, non per l'architettura, ma per i servizi erogati: pigiama e pantofole, pettini, spazzole, tè e manga da leggere, disposti ordinatamente in scaffali ad ogni piano. Appena sistemati i bagagli siamo usciti alla volta del Dogo Onsen Honkan, situato nel cuore pulsante della città.

Lungo la strada abbiamo incontrato la stazione Dogo Onsen, una caratteristica struttura risalente al 1895 tipica del periodo Meiji, di fronte alla quale è spesso messa in mostra una locomotiva in stile Botchan. A pochi passi da questo luogo si trova anche il Botchan Karakuri Clock, orologio famoso per le figurine tratte dalla novella di Soseki.

Poco più avanti, procedendo sempre verso il Dogo Onsen Honkan, ci siamo ritrovati nello Shopping Arcade, dove si possono comprare oggetti tipici, ricordini, dolcetti, ma soprattutto asciugamani e prodotti per fare il bagno. Dappertutto si notano ospiti dei ryokan in un elegante, ma assolutamente informale yukata (letteralmente "abito da bagno") in cotone. Dato lo spazio ridotto in valigia ho deciso di acquistare un souvenir piuttosto particolare... Vedendolo non ho potuto fare a meno di pensare a due cose: al seme di Castonne di Zelda Breath of The Wild, che non a caso ha "un odore penetrante", e a La montagna sacra di Jodorowski. In realtà, le feci dorate (Kin no unko) sono un simbolo molto diffuso in Giappone e rappresentano fortuna e prosperità.


All'ingresso del Dogo Onsen Honkan c'era una lunga fila. Lì ho realizzato che in Giappone si sta nudi nelle terme! Anche se in Germania è una cosa assolutamente normale, in Italia non lo è e da italiana mi sono sentita piuttosto intimidita dalla situazione!

Al Dogo Onsen le vasche termali sono divise tra uomini e donne e non c'é la promiscuità di una volta. Questa divisione è stata introdotta abbastanza di recente, con l'intento di non dare un'immagine ambigua del Giappone allorché, nel sec. XIX, il Paese ha avviato un processo di apertura all'Occidente.

Mi sono fatta forza e mi sono buttata dicendomi: un'ora passa presto! All'ingresso abbiamo comprato shampoo e sapone e noleggiato un asciugamano. Prima ci si sveste lasciando i propri oggetti in degli armadietti, poi si entra in un ambiente pieno di vapore, al centro del quale si trova una grande vasca piena di acqua molto calda. Per non contaminare l'acqua, considerata sacra per le sue proprietà terapeutiche, bisogna lavarsi accuratamente prima di entrare nella vasca comune, utilizzando delle doccette ai lati della vasca stessa. Se avete dei tatuaggi sarà bene coprirli perché in Giappone non sono ben visti in quanto appannaggio della yakuza.

Si stava così bene nella vasca tra donne di ogni età e bambini che sguazzavano sereni che non sarei mai più voluta uscire!


Purtoppo siamo rimasti in totale solo un giono a Matsuyama. Non avendo avuto il tempo di visitare il suo castello e le sue attrazioni, abbiamo deciso di tornarci il prima possibile.

Il giorno dopo il bellissimo bagno termale al Dogo Onsen Honkan siamo partiti in treno alla volta di Osaka, metropoli famosa per la sua cucina e la sua movimentata vita notturna. Il viaggio è stato magnifico, soprattutto perché Matsuyama è collegata alle isole più vicine attraverso un sistema di ponti sospesi sul mare! Dal finestrino abbiamo visto di sfuggita un luogo suggestivo, che poi abbiamo scoperto essere un sacrario shinto (Tsuhima Jinja) su un'isola rocciosa, raggiungibile dalla stazione Tsushima no Miya, in funzione solo due volte l'anno, il 4 e il 5 agosto.

Il caos di Osaka dopo l'estremo relax di Matsuyama non ci ha fatto proprio un bell'effetto. Piuttosto confusi e ancora mentalmente tra i vapori delle terme abbiamo sbagliato a fare i conti e stavamo per spendere oltre 1.000 euro convinti di pagarne 100 per delle giacche di seta (sukajan)! I sukajan o "giacche souvenir" si sono diffusi a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale e sono molto ricercati per i loro splendidi ricami, spesso ispirati a motivi pop o ad anime di successo. Se avete intenzione di riportarne un paio in Europa dovrete calcolare un minimo di 500 euro a pezzo, anche se le bancarelle che le vendono assomigliano spesso agli stand dei mercati italiani dove si trovano pezzi a due o tre euro.


Dopo aver evitato la bancarotta ci siamo rifugiati in un centro commerciale, dove abbiamo fatto incetta di borse e zaini della marca anello, che a dispetto del nome è giapponese. Mio marito ha dovuto ordinare mesi dopo dall'Europa uno zainetto della marca Bianchini perché, pur essendo italiana, a quanto pare produce oggetti solo per il mercato estero. State quindi attenti ai prezzi e alla qualità della merce e controllate che i marchi con nomi occidentali lo siano effettivamente prima di rinunciare a un pezzo che vi piace, convinti di trovarne un altro uguale in Italia!



Nella prossima puntata: Takayama e le Alpi giapponesi

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