• Vicky

Tre settimane in Giappone da Tokyo a Yudanaka (V)

Aggiornato il: 18 set 2019



Quinta puntata: il terzo giorno a Kyoto, Goshuin e il Manga International Museum

Il terzo giorno a Kyoto è stato ricco, fin troppo ricco di spostamenti. La città di per sé è già interessante da scoprire a piedi, per avere un’impressione di quel Giappone da cartolina pieno geishe e case del tè. Molti importanti luoghi e monumenti si trovano, però, fuori dalla città, cosa che costringe noi turisti a dover fare i conti col tempo e con la stanchezza.

Consci dell’impresa che stavamo per intraprendere abbiamo iniziato la giornata con due grossi onigiri, comprati al 7-Eleven. Questa catena di supermercati offre non solo la possibilità di prelevare liquidi, ma anche quella di fare abbondanti colazioni a base di questi triangoli di riso ripieni di pesce, alghe, carne o umeboshi (prugne macerate nel sale). Farciture molto apprezzate dagli stranieri sono tonno e maionese, salmone o fiocchi di filetto disidratato di tonnetto striato (bonito). Da provare sono anche le palline di riso saltato racchiuse tra due omelette.


Nei supermercati più grandi si ha la possibilità di acquistare onigiri da portarsi dietro a mo’ di panino o di pranzare con cibi freschi, il cui prezzo viene ridotto drasticamente verso l’ora di chiusura. Il nostro piano era quello di goderci un ricco pranzo al ristorante e di cenare quasi sempre con i prodotti freschi del supermercato, ma non ci siamo quasi mai riusciti, perché la fame ci ha còlto molto prima delle 20. Se voi ce la fate a non cedere alla gola, potrete comprare del buon sushi, tempura e verdure in un supermercato in chiusura, risparmiando qualche spiccio per altri acquisti.

La tempura, con la sua pastella leggera, è un tipo di frittura in grado di esaltare sia il gusto del pesce, sia di verdure come la zucca. A Nara abbiamo assaggiato per la prima volta un bastoncino di zenzero rosso (pickled ginger) fritto: paradisiaco! Non ne abbiamo più fatto a meno per tutto il viaggio!

Dopo questa parentesi sui supermercati nipponici torniamo a parlare dei temi principali di questa puntata, ovvero Kyoto e i suoi dintorni. Prima mèta della giornata è stato il Manga International Museum, dove siamo finiti quasi per caso, ben prima dell’apertura. Per riempire l’attesa abbiamo deciso di concederci un caffè in un piccolo locale gestito da due anziani signori. La caffetteria racchiudeva un mondo in miniatura, proprio come quello di Arrietty, con tazze ed oggetti minuscoli.

Trascorsa una mezz’ora siamo entrati nel museo che, in verità, non è un classico museo con teche e pannelli esplicativi, ma una grande biblioteca piena zeppa di manga, rivolta più ai cultori del genere che ai curiosi. Quindi, se siete dei patiti di fumetti giapponesi e ne conoscete molto bene la lingua potrete passare giorni interi nel museo. Noi, visto che avevamo poco tempo e che non siamo riusciti a trovare i nostri personaggi preferiti, a un certo punto abbiamo deciso di andarcene. A proposito, vi ricordo che spesso i titoli originali dei fumetti non sono quelli che conosciamo noi: Lady Oscar si chiama, ad esempio, Le rose di Versailles. Inoltre, poiché esistono milioni di personaggi e serie, sarà veramente difficile rintracciare i vostri beniamini, a meno che non siate super informati su di loro.

In quanto italiana mi è dispiaciuto notare che nella sezione dei manga in lingua straniera il nostro Paese non era minimamente rappresentato: c’erano fumetti in quasi ogni lingua europea, tranne che in italiano. Forte era, invece, la presenza della fumettistica francese, soprattutto attraverso Mœbius, forse a causa di influenze reciproche più dirette ed evidenti tra bande dessinée e manga.



Ancora in mattinata siamo riusciti a visitare il palazzo imperiale con il suo magnifico giardino. Il palazzo è stata la residenza primaria dell’imperatore per 500 anni, fino a quando la capitale non è stata spostata a Tokyo nel 1868. Racchiuso da possenti mura di cinta, il complesso si trova nel parco Kyoto-Gyoen, il polmone verde della città. Noi abbiamo deciso di osservare i vari edifici dall’esterno ed il giardino “lacustre” da lontano, a causa del nostro programma troppo ambizioso. Se siete curiosi di visitare l’area interna, potrete prenotare una guida in lingua inglese all’Agenzia della Casa Imperiale, organo intermedio tra il Tenno ed il popolo.



Il palazzo imperiale ci è piaciuto per i suoi spazi armonici e per i suoi elegantissimi tetti in paglia. Avete capito bene, in paglia, come quelli dei cottage inglesi, ma più possenti. Uno degli elementi che più stupiscono un visitatore è proprio l’uso disinvolto di materiali naturali così diversi per creare strutture maestose e leggere al contempo. L’immagine che ho avuto nel vedere il Seiryoden, ovvero la residenza imperiale, è stata proprio quella di un gigantesco carapace adagiato sulle ali di una farfalla.

Gli spazi intorno agli edifici sono asciutti, ricoperti di ghiaia, mentre l’acqua appare in tutta la sua forza vivificatrice nel giardino, meraviglioso esempio di architettura paesaggistica giapponese, con i suoi giochi prospettici e le sue combinazioni perfettamente calibrate di luce e ombra.



Nel pomeriggio abbiamo percorso diversi chilometri in autobus per raggiungere il tempio Kinkaku-ji, ovvero il Tempio del padiglione d’oro. Come potete vedere dalla foto, il luogo è davvero magnifico, ma ha un difetto: è strabordante di turisti. Non si ha tempo di entrare in contatto con l’atmosfera del santuario, perché si viene sbattuti di qua e di là da gruppi organizzati e, soprattutto, da maniaci della fotografia, che devono a tutti i costi immortalare qualcuno di spalle, intento nel contemplare il padiglione immerso nell’acqua. La cosa toglie, inevitabilmente, ogni sacralità e ogni poesia a un luogo, che sarebbe capace di donare ben altre emozioni.


Ma anche in questo tempio, nonostante la calca, mio marito è riuscito ad avere una nuova calligrafia per il suo libro di Goshuin. Lo Shuin, a cui si aggiunge il prefisso onorifico Go-, è un timbro che si riceve a pagamento in un tempio, commentato con una calligrafia, che viene raccolto insieme ad altri in un particolare libro “a fisarmonica” (Shuincho). Questa pratica non è per nulla esotica, se si pensa alla Credencial de Peregrino del Cammino di Santiago o ai simboli sacri, che i pellegrini a Loreto si facevano tatuare sulla pelle. Il timbro testimonia, infatti, sia il viaggio interiore che quello esteriore, mentre il commento dà la possibilità di avere un libro di preghiere personalizzato.



La nostra giornata non è finita con la visita del tempio Kinkaku-ji, ma con quella del ponte Togetsu-Kyo sul fiume Oi, nella zona di Arashiyama, già soggetto di una delle innumerevoli opere di Hokusai. Seduti su una sponda del fiume ci siamo goduti lo spettacolo della Luna, mentre sull’altro lato del ponte abbiamo atteso la fine del giorno osservando il paesaggio attraverso un torii rosso, che sarà il protagonista assoluto della prossima puntata.




Nella prossima puntata: il quarto giorno a Kyoto e il Sentiero dei mille torii

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