©2019 by The Melting Box. Proudly created with Wix.com

  • La Tata

Un ragazzo sveglio. (Un racconto di Nicola Rocca).


Copertina di Nicola Rocca

"La verità fa male per poco,

ma una bugia fa male per sempre..."



"Si, l'ho uccisa io", ripeto.

Uno dei tre agenti di fronte a me scuote la testa e abbozza un sorriso.

"Te lo chiedo per l'ultima volta, ragazzino", interviene quello coi baffi. Quello che sembra il più severo fra i tre. "Chi ha ucciso Melania?".

Non sopporto sentirmi dare del ragazzino. Non è che a sedici anni uno non può prendere la pistola e premere un cazzo di grilletto. Hum, ragazzino. Questa è bella. Solo perché sono in tre, e portano un'uniforme, credono di potersi permettere di chiamarmi così. Ce l'ho un nome, eh. E so tirare anche un grilletto. E' un attimo.

Bang!


"Vi ho già detto che sono stato io a ucciderla. Giorgio non c'entra niente".

Quello che finora non ha parlato sbatte sul tavolo una mano aperta. Balzo indietro per lo spavento e mi schiaccio contro lo schienale della seggiola. Mano Aperta Sul Tavolo, così decido di chiamarlo, mi guarda dritto negli occhi e mi afferra per il bavero della maglietta.

"Ascoltami bene, ragazzino", dice. "Non crederei che tu sia in grado di sparare a una persona, nemmeno se lo vedessi con questi occhi". Poi si rivolge ai colleghi. "Ma ve lo immaginate voi? Un Pelleossa che spara con una pistola che pesa più di lui?" Si gira nuovamente a fissarmi. "Chi pensi di prendere in giro, ragazzino?"


Vi giuro che se avessi un coltello in questo momento glielo infilerei dritto in gola, recidendogli la giugulare. Lo scannerei come un maiale.

Ragazzino a chi?

Dammi un coltello o una pistola e ti faccio vedere io chi dei due è un ragazzino. Se fossi un ragazzino, i miei non si fiderebbero a lasciarmi a casa da solo tutte le estati, quando partono con il camper e ogni anno si fanno almeno due o tre mesi di vacanza. Certo, a casa con me fino a ieri ci stavano anche mio fratello Giorgio e Melania, la sua ragazza. Però è come se fossi solo, perché il più delle volte non mi cagavano di striscio. Passavano intere giornate a baciarsi e farsi tenere effusioni sul divano. Così giorgio non aveva mai tempo per fare un doppio con me alla Play, come ai vecchi tempi. Ma, dico io, non gli bastavano le due centrali d'agosto, quando andavano al mare da soli, per fare le loro cose sporche? Le stesse settimane in cui restavo da solo, a fare l'uomo di casa. E questo da quando ho dodici anni.

Altro che ragazzino...


"E' stato tuo fratello Giorgio, vero?", dice di nuovo l'agente coi baffi.

Io resto in silenzio per un attimo, i miei occhi penetrano i suoi, proprio nello stesso modo in cui poco prima avrei voluto penetrare con una lama il collo del suo collega.

"No-o. Vi ripeto per l'ennesima volta che l'ho uccisa io. Sono stato io a impugnare quella maledetta pistola e spararle un colpo alla nuca".

Mano Aperta Sul Tavolo si volta verso il tenente Coa, l'unico di cui ho sentito il nome. Gli dice qualcosa, cercando di non farsi sentire da me. Ma io non sono mica stupido, eh. Sono un ragazzo sveglio. E ho sentito tutto. Gli ha detto così:

"Per quale motivo cerca di proteggere suo fratello? Sappiamo che l'ha uccisa Giorgio. Perché mai vuole prendersi la colpa al posto suo?"

Il tenente Coa gli risponde porgendo una domanda a me.

"Ragazzino, vuoi dichiararti colpevole perché sai di essere minorenne e al massimo che ti possono fare è rinchiuderti in qualche istituto minorile?"

Baffetto non mi dà neanche il tempo di rispondere, appoggia i gomiti sul tavolo e si sporge verso di me, chiedendomi:

"Lo sai che la falsa testimonianza è un reato molto grave, vero?"

Io non batto ciglio e lui prosegue.

"E sai che tuo fratello non è uno stinco di santo. Ha già condanne per furti a mano armata e spaccio di sostanze stupefacenti".

Si, lo so, penso. So tutto. Sono un ragazzo sveglio...io.

"Rispondi al mio collega, ragazzino", mi esorta bruscamente Mano Aperta Sul Tavolo.

Ancora con questo ragazzino...

"Allora?" continua, alzando la voce.

"Ve l'ho già detto", ribatto cercando di tener testa al tono brusco di Mano Aperta. "Ho preso la pistola dall'armadio di papà e le ho sparato".

Mano Aperta Sul Tavolo e il tenente Coa lasciano la stanza, sparendo oltre la porta blu. Rimango da solo con Baffetto, che si mette a fissarmi senza dire una sola parola. I suoi occhi addosso mi infastidiscono. Mi creano prurito alla testa, alla schiena, alle braccia, alle mani...ovunque. Il suo sguardo mi irrita. Se avessi una pistola...

Bang!


Chiudo gli occhi per non vederlo e cerco di rilassarmi, di regolarizzare il respiro e i battiti del cuore, che sono andati alle stelle quando Mano Aperta ha alzato la voce.

Il rumore di una porta che si apre e si chiude sbattendo mi fa sbarrare gli occhi, deconcentrandomi dal momento di relax che ho cercato di prendermi. I due agenti sono tornati. Vi lascio indovinare chi tra i tre sbatte con violenza una mano sul tavolo e dice:

"Ascoltami bene, ragazzino. O decidi di collaborare, oppure ti faremo passare dei guai seri. Faremo in modo di mandarti in un carcere minorile fino ai diciotto, dopodiché andrai in uno di massima sicurezza. Sarà il tuo Braccio della Morte. Non avrai nessuno sconto di pena, nemmeno per buona condotta. Finirai a marcire in una cella di due metri per tre e a farti sfondare il culo dagli altri detenuti. Sarai la loro puttanella". Si avvicina a un centimetro dal mio viso, "Ti do l'ultima possibilità. Giocatela bene, ragazzino".


C'è un lungo silenzio, che in termini di tempo è paragonabile a un triplice ergastolo. Poi, con voce timida inizio a confessare.

"E va bene. Ero in camera mia a giocare con la Playstation, quando ho sentito uno sparo. Mi sono spaventato..."

Gli occhi dei tre agenti sono tutti su me.

"...Mi sono alzato dalla seggiola, sono andato in salotto e l'ho visto. Mio fratello Giorgio era in piedi, in pugno stringeva la pistola ancora fumante".

Mi accorgo che Mano Aperta rivolge un sorriso pieno di soddisfazione al tenente Coa, come se volesse mandargli un messaggio con gli occhi.

Hai visto come si fa a far stringere il culo ai ragazzini? Ce l'ho fatta a farlo confessare.

"Poi, ho fatto un passo avanti", continuo, "e dietro il divano ho visto il corpo di Melania riverso senza vita sul pavimento. Una chiazza rossa si stava allargando sotto la sua testa".

Clic, Baffetto ferma il registratore che ha nascosto nella tasca interna della giacca.

"Può bastare così", dice.

Sono salvo. Guardando i loro visi capisco che sono io ad avercela fatta. Ci sono cascati. L'hanno bevuta.


Nel giro di un'ora sono di nuovo in camera mia a giocare con la Play. Finalmente solo. E lo sarò anche per il resto delle prossime estati, quando mamma e papà andranno in vacanza col camper. Non ci sarà più Melania a portarmi via il fratello. D'ora in avanti non me lo potrà portare via più nessuno. Ora è al sicuro. E io per tre mesi l'anno sarò il padrone di casa. Mi dispiace solamente che non potrò più fare un doppio con lui a Fifa.

Perché la polizia è così. Se confessi subito non ti crede. Sono convinti che la prima cosa che dici non sia vera. Credono che uno confessi solo dopo ore e ore di interrogatorio. E io questo lo sapevo. Me lo diceva sempre zio Sandro, il maresciallo.

Prima di uccidere Melania ho studiato a memoria tutto quello che avrei dovuto dire durante l'interrogatorio.

Sorpresi?

Cosa credevate? Non sono mica stupido, eh!

Sono un ragazzo sveglio...io.




15 visualizzazioni